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Wikileaks: le manovre segrete e il tradimento di Obama sui cambiamenti climatici

Sabato 4 Dicembre 2010, 12:18 in Cambiamenti climatici di

Da una sincera battaglia per il cambiamento al ritorno alla solita vecchia politica.

Cosi' si potrebbe sintetizzate l'involuzione della strategia dell'amministrazione Obama in vista del fallimentare vertice sui cambiamenti climatici svoltosi l'anno scorso a Copenhagen.

Oggi, wikileaks pubblica alcuni documenti diplomatici che mostrano il dietro le quinte del fallimento di Copenhagen.

In gioco, interessi economici per centinaia di miliardi di dollari, miliardi che sarebbero passati di mano se fosse stato raggiunto un accordo internazionale per sostituire l'attuale economia del petrolio con un'economia a basse emissioni di CO2.

L'obiettivo iniziale di Obama era quello di un accordo efficace che consentisse davvero di limitare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ma il Senato e le lobby del petrolio complottavano per costringerlo a piegarsi ai loro interessi.

I documenti mostrano come nelle fasi precedenti il vertice, la CIA, attraverso il Dipartimento di Stato, aveva chiesto alle ambasciate statunitensi di spiare i diplomatici degli Stati-chiave ed alti funzionari delle Nazioni Unite. Mentre gli USA facevano incetta di informazioni confidenziali, anche altri Paesi usavano le stesse strategie, ed alcuni di essi assoldavano pirati informatici per cercare di carpire i segreti dei computer dei componenti della delegazione statunitense.

Dopo il fallimento dell'incontro di Singapore tra Cina e Stati Uniti, la Casa Bianca comprese che Copenhagen sarebbe stato un fallimento, e lo compresero anche molti osservatori che denunciarono l'inutilità di un vertice i cui destini erano già segnati.

A quel punto, la Casa Bianca cambio' obiettivi. La lotta al cambiamento climatico passo' in secondo piano rispetto alle esigenze dell'economia del petrolio, ed Obama cedette alle lobby industriali.

Con rinnovata efficacia, l'amministrazione statunitense mobilito' tutte le sue forze per convincere gli Stati partecipanti al vertice di Copenhagen a sottoscrivere un accordo minore che potesse soddisfare le esigenze dell'economia statunitense e consentire ad Obama di portare a casa un risultato, diversissimo da quello auspicato alla vigilia, ma comunque utile politicamente.
Il vertice si chiuse con l'impegno di Europa, Cina e Stati Uniti per un vago accordo di principio, senza impegni o obblighi vincolanti per nessuno: l'accordo di Copenhagen.

Usando promesse di denaro e minacce di ritorsione, dopo la chiusura del vertice ed almeno fino al febbraio 2010, gli Stati Uniti cercarono di convincere il maggior numero di governi ad aderire formalmente all'accordo, riuscendo a portare dalla propria parte 140 Stati.

L'accordo di Copenhagen, un testo privo di contenuti che lascia agli Stati membri piena autonomia nel perseguire indefiniti obiettivi di riduzione delle emissioni, costituisce oggi un ostacolo ai negoziati per un accordo realmente efficace sul clima.

Non a caso, ieri il Giappone ha recentemente annunciato la sua opposizione ad un'estensione del Protocollo di Kyoto, argomentando che l'accordo di Copenhagen raccoglie un maggior numero di Stati ed è quindi quello il modello da seguire.

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