Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Negli ultimi tre giorni, Wikileaks è stato bandito dai servizi Internet statunitensi. Grazie alle pressioni del governo americano, società come Amazon e Paypal hanno sospeso la fornitura dei loro servizi al gruppo di Julian Assange.
Wikileaks ha trasferito parte del proprio materiale su nuovi server in Francia ed in Svizzera, restano funzionanti anche i server in Svezia.
Ma per coloro che vogliano consultare gli archivi di Wikileaks, l'ultimo e maggiore ostacolo deriva dalla decisione della EveryDNS di sospendere il reindirizzamento dei navigatori dal nome del dominio wikileaks.org all'indirizzo IP del server dove sono ospitate fisicamente le sue pagine web.
DNS è l'essenziale protocollo che consente di tradurre gli indirizzi IP in nomi dominio facilmente memorizzabili (come wikileaks.org, oppure blogosfere.it) che possono essere raggiunti semplicemente previa digitazione sulla barra degli indirizzi del browser.
EveryDNS ha motivato la grave decisione con il gran numero di furiosi attacchi informatici di cui è stato vittima wikileaks.org, attacchi che mettono a repentaglio il buon funzionamento dei DNS per tutti i siti gestiti dalla società.
Dal momento che sono pochissime le società che possono intervenire sui reindirizzamenti dei nomi a dominio, è improbabile che il dominio wikileaks.org torni attivo in tempi brevi.
Per riuscire a raggiungere le pagine di Wikileaks, al momento occorre digitare l'indirizzo IP del server francese su cui sono ospitate oppure quello del server svedese che al primo reindirizza: rispettivamente http://213.251.145.96/ e http://88.80.13.160/.
Per ovviare alle difficoltà correlate alla disabilitazione del nome a dominio, già centinaia di piccoli siti internet hanno allestito apposite subdirectory e collegamenti che puntano alle pagine di wikileaks.