Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
All'attuale ritmo di crescita, secondo i dati della IANA (Internet Assigned Numbers Authority), alle 4 del mattino del 2 febbraio, inizierà la prima grande crisi di Internet.
Come sempre quando si parla di previsioni statistiche, le opinioni su quando effettivamente ci sarà il D-Day non sono unanimi, soprattutto perché i dati sulle riserve degli enti gestori regionali sono solo pazialmente completi.
La crisi, ampiamente prevista, deriva dall'imminente esaurimento degli indirizzi IP, ovvero le sequenze di numeri associate ad ogni macchina collegata alla rete che consentono di identificare univocamente ogni utenza connessa. Il sistema attuale IPv4, creato da Vinton Cerf, uno dei padri di Internet, è basato su chiavi a 32 bit che consentono l'utilizzo di 4,294,967,296 indirizzi diversi. All'epoca della sua creazione, Vincent Cerf ed i suoi collaboratori non avevano previsto che Internet sarebbe diventato la rete mondiale nella quale ci muoviamo oggi.
Le conseguenze dell'esaurimento degli indirizzi IP univoci saranno principalmente tre.
La prima: il passaggio dal sistema IPv4 al sistema IPv6, a 128 bit che consentirà l'utilizzo di un numero astronomico di nuovi indirizzi IP. I grandi provider sono già pronti per la transizione, ma molti operatori piccoli e medi sono in grande ritardo.
Per un certo periodo di tempo, i nuovi indirizzi IPv6 dovranno convivere con i vecchi IPv4, ed in molti temono problemi di compatibilità con la conseguenza che gli utenti che continueranno ad usare i vecchi IP potrebbero non riuscire ad accedere ai server che operano sui nuovi IP. Nel prossimo giugno, alcune grandi aziende come Google, Yahoo! e Facebook proveranno a poggiarsi, per un giorno, sul protocollo IPv6 e c'è attesa per capire quali risultati emergeranno da questo test (IPv6 Day). Per testare in tempo reale le performance della vostra connessione Internet rispetto anche al nuovo protocollo IPv6 e capire se il vostro provider lo ha già adottato, potete effettuare questo test.
Una parte degli utenti di Internet, per poter utilizzare il nuovo protocollo dovrà aggiornare o cambiare il proprio router, perché molti dei modelli piu' vecchi non sono compatibili con l'IPv6.
La seconda: è probabile che, esauriti i vecchi indirizzi IP, almeno una parte degli utenti internet si troverà a condividere lo stesso indirizzo con possibili complicazioni nell'identificabilità di eventuali autori di reati telematici.
La terza: riemergerà il dibattito sulla proprietà e la gestione di Internet, oggi largamente dipendente dall'ICANN, controllata direttamente dal governo statunitense. Questo perché la IANA, l'ente che gestisce ed assegna gli indirizzi IP attraverso deleghe ad enti regionali (continentali, per l'Europa si tratta del RIPE), fa direttamente capo all'ICANN e quindi al controllo di Washington.
Ci vorranno almeno alcuni mesi perché la transizione sia completata ed è probabile che ancora per tutto il 2011 molti provider continueranno ad utilizzare il vecchio protocollo. In molti non si accorgeranno di nulla, ma tanti altri potrebbero ritrovarsi con un accesso di fatto limitato ad Internet.