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Libia: intervenire a tempo scaduto

Lunedì 28 Febbraio 2011, 17:35 in Crisi e conflitti di

In Libia, il regime di Gheddafi prova a resistere, mentre le opposizioni si organizzano a Bengasi e già preparano il futuro del Paese. Un futuro nel quale gli interessi di Europa e Stati Uniti saranno meno tutelati che sotto il regime del dittatore.

L'ONU ha votato una serie di sanzioni contro il regime libico: congelati tutti i fondi e le risorse economiche del clan Gheddafi, embargo sulle forniture di armi e deferimento alla Corte Penale dell'Aja per crimini contro l'umanità.
Anche l'Europa ha varato un suo pacchetto di sanzioni che essenzialmente ricalca quelle decise dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con l'aggiunta del divieto di viaggiare sul territorio dell'Unione Europea.
La stessa UE si prepara a discutere, su richiesta britannica, l'eventualità di istituire una no fly zone sui cieli libici.
Da parte loro, gli Stati Uniti, dopo aver votato a favore del deferimento del regime libico alla Corte Penale Internazionale, offrono a Gheddafi la possibilità dell'esilio (e dell'impunità) in cambio della sua resa e dispongono un piccolo contingente della loro flotta navale dinanzi alle coste libiche.

La comunità internazionale si è decisa ad intervenire adesso, dopo essere arrivata alla conclusione che il regime di Gheddafi cadrà e che questi non potrà piu' essere il garante delle partnership economiche già siglate.

Il risveglio del mondo arriva troppo tardi: i rivoluzionari libici si preparano a sferrare l'attacco decisivo a Tripoli e cominciano a pensare ai governi di domani.
Gheddafi cerca di prevenire la disfatta e per la prima volta prova ad aprire un negoziato con le opposizioni nel tentativo di spartire il potere.

Dopo aver per giorni chiesto l'aiuto del mondo contro le stragi del regime, ora le posizioni dell'opposizione sono cambiate. E' il passaggio psicologico dalla lotta disperata contro un regime dalla notevole capacità di morte, alla certezza di una vittoria almeno parziale. I gruppi dell'opposizioni cominciano a pensare all'elaborazione dei primi piani per il governo di domani e da Bengasi sviluppano forme provvisorie para-statali con la nascita di un Consiglio Nazionale, composto da rappresentanti delle città liberate (per lo piu' professori universitari, giovani avvocati, medici, giornalisti) e di un Consiglio Militare.

Per il Consiglio Nazionale, il dopo-Gheddafi è già iniziato con la legittima aspirazione di poter costruire una nuova Libia senza doversi piegare agli interessi di altri e con il legittimo sospetto che la comunità internazionale guardi piu' agli interessi petroliferi e strategici che al futuro del popolo libico.

Cosi' il Consiglio Nazionale annuncia senza ambiguità che adesso non accetterà nessun intervento militare: saranno benvenuti gli aiuti umanitari, ma solo se disinteressati.

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