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Il fondatore di Wikileaks Julian Assange affronta in Gran bretagna il processo per la sua estradizione, richiesta dall'autorità giudiziaria svedese.
Julian Assange si è presentato ieri dinanzi ai giudici inglesi per l'inizio del processo dedicato alla domanda di estradizione presentata dagli inquirenti svedesi allo scopo di poterlo interrogare per due presunti casi di abusi sessuali.
Per i suoi difensori, la richiesta svedese è viziata dalla circostanza che Assange tecnicamente non è stato incriminato e dall'anomalia di una domanda di estradizione finalizzata all'assunzione di una semplice testimonianza che ben avrebbe potuto essere fornita presso l'autorità diplomatica svedese nel Regno Unito. Il secondo argomento della difesa, decisamente meno convincente, è il sospetto di un atteggiamento persecutorio da parte della procuratrice svedese Marianne Ny, una donna che secondo alcune testimonianze assuemerebbe tattiche abusive ogni volta che indaga su uomini sospettati di abusi sessuali. Il terzo argomento difensivo è costituito dalla tesi che Assange rischierebbe poi di essere estradato dalla Svezia agli Stati Uniti dove potrebbe essere processato per spionaggio e quindi condannato a morte, ma questo terzo argomento è giuridicamente molto debole, perché la Svezia è riconoscita dal Regno Unito come uno Stato di diritto rispettoso delle convenzioni internazionali. Conseguentemente, Assange potrebbe far valere questi suoi timori nell'eventuale procedimento che si svolgerebbe in Svezia su una eventuale istanza di estradizione statunitense.
Per gli inquirenti svedesi che sottolineano l'intenzione di incriminare e processare Assange, i fatti contestati costituiscono reato anche per le leggi britanniche e non ci sono ragioni per il diniego dell'estradizione.
Una prima decisione potrebbe arrivare già questa settimana, ma per quella definitiva potrebbe essere necessario attendere fino alla fine di marzo, in quanto la parte soccombente ricorrerà quasi certamente in appello.