Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il Giornale e Libero non sono, notoriamente, i piu' obiettivi dei poco obiettivi quotidiani italiani. Del resto siamo un Paese di faziosi con la tendenza a reinterpretare la verità per piegarla alle nostre aprioristiche convinzioni. Sicché per capirci qualcosa, un cittadino volenteroso deve sfogliarsi ogni giorno tre o quattro quotidiani diversi e lanciarsi nella improba impresa di cercare di dedurne un quadro abbastanza plausibile della realtà.
Il Giornale e Libero non sono, notoriamente, i piu' obiettivi dei poco obiettivi quotidiani italiani. Del resto siamo un Paese di faziosi con la tendenza a reinterpretare la verità per piegarla alle nostre aprioristiche convinzioni.
Sicché per capirci qualcosa, un cittadino volenteroso deve sfogliarsi ogni giorno tre o quattro quotidiani diversi e lanciarsi nella improba impresa di cercare di dedurne un quadro abbastanza plausibile della realtà.
Forse è una tendenza squisitamente umana, ma certamente facciamo poco per fronteggiarla.
Ora che il governo italiano ha definitivamente abbandonato il regime libico al suo destino per partecipare a pieno titolo ad una missione internazionale che mira a farlo cadere, l'elettorato del PDL fa fatica a seguire l'ultimo voltafaccia dei suoi rappresentanti.
Sarà per l'avversione verso tutte le guerre che anima gran parte degli italiani indipendentemente dagli schieramenti politici, sarà perché il cambiamento d'opinione del nostro governo è stato particolarmente netto e repentino, ma i commenti e le lettere dei lettori del Giornale e di Libero vanno quasi tutti in un'unica direzione: il dissenso, spesso aspro, verso la decisione di partecipare all'intervento militare, l'applauso alla Germania per la sua scelta di dissociarsene, e quindi alla Lega di Bossi che ha sposato la posizione tedesca e la preoccupazione per le conseguenze della caduta di Gheddafi sull'interesse nazionale dell'Italia.
In molti si chiedono perché "tradire" Gheddafi, dopo che questi aveva collaborato alla lotta all'"immigrazione clandestina" e concesso all'Italia una grossa fetta del proprio petrolio. Altri vanno oltre, proponendo confronti storici con i "tradimenti" del passato.
Moltissimi sono coloro che si preoccupano del ruolo francese in Libia, preconizzando un futuro in cui la Francia metterà le mani sul petrolio che fino a ieri arrivava in Italia. E molti sono quelli che si chiedono quale utilità abbia per l'interesse nazionale il comportamento ballerino del nostro governo, capace di scontentare le opposizioni libiche per le scelte di ieri e far infuriare Gheddafi per quelle di oggi, con la conseguenza che chiunque guidi la Libia dopo la crisi avrà il dente avvelenato con l'Italia.
Berlusconi sta mantenendo un basso profilo, lasciando per il momento le dichiarazioni pubbliche ai Ministri Frattini e La Russa, divenuti cosi' bersagli privilegiati delle critiche dei lettori.
In molti si domandano dove siano finiti i pacifisti della sinistra che avevano inondando le piazze italiane all'epoca dell'inizio della guerra in Afghanistan e soprattutto in Iraq, sull'onda dei loro perentori "senza se e senza ma".
Si chiedono anche perché voler far cadere Gheddafi, ignorando le altre sanguinose dittature che tiranneggiano mezzo mondo. C'è chi suggerisce che l'intervento militare in Libia sia solo un escamotage di Francia e Gran Bretagna per strappare all'Italia il petrolio libico. Perché aiutarli a prendersi il petrolio libico, quando dal conflitto l'Italia otterrà solo nuovi problemi d'immigrazione incontrollata di fronte ai quali il resto d'Europa rimane del tutto indifferente? Perché partecipare direttamente, esponendoci il rischio di attentati terroristici in ritorsione del nostro "tradimento"?
Ci sono poi posizioni articolate su base ideale che denunciano l'interferenza negli scontri per il potere interni ad un Paese sovrano, e c'è chi denuncia l'illegalità dell'intervento militare che sta distruggendo le forze militari di Gheddafi senza curarsi delle violenze commesse dai ribelli, trasformandosi cosi' da intervento di neutralizzazione delle violenze neutrale a sostegno militare per una delle parti in lotta.
Ma cos'altro si poteva fare, si chiedono i piu' reticenti ad una condanna del nostro governo? L'Italia è ancora una mezza colonia, non puo' opporsi alla volontà degli americani ed il governo non puo' che cercare di salvare il salvabile.