Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Oggi si celebra (quasi) in tutto il mondo la Giornata internazionale della donna, istituita per ricordare il lento, faticoso, ancora incompiuto cammino delle donne verso la liberazione da una posizione di sudditanza verso gli uomini. Ma in Italia, c'è poco da festeggiare.
Oggi si celebra (quasi) in tutto il mondo la Giornata internazionale della donna.
La Giornata è stata istituita per ricordare il lento, faticoso, ancora incompiuto cammino delle donne verso la liberazione da una posizione di sudditanza.
Nasce come reazione delle donne alle forme piu' insostenibili di oppressione manifestatesi in relazione alla diffusione del lavoro nelle fabbriche con il boom dell'industrializzazione.
A cavallo tra la fine del XIX secolo ed i primi anni del secolo scorso, i partiti socialisti europei e statunitense adottarono tra i propri obiettivi l'adozione del diritto di voto per tutte le donne. Questo impegno fu formalizzato nell'agosto del 1907, prima dal VII Congresso della II Internazionale socialista di Stoccarda e poi dalla Conferenza internazionale delle donne socialiste che porto' alla nascita dell'Ufficio di informazione delle donne socialiste affidato alla guida della tedesca Clara Zetkin.
L'8 marzo del 1908, 15'000 operaie marciarono a New York per domandare migliori salari, una riduzione dell'orario di lavoro ed il riconoscimento del diritto di voto.
Fu il primo grande momento nel quale un considerevole numero di donne scesero in strada per manifestare per i propri diritti, l'inizio di un turbolento periodo di proteste che si diffuse in tutto l'occidente, dando vita a movimenti femministi sorti nell'ambito delle sinistre ma poi capaci di affrancarsene abbracciando donne di tutte le sensibilità politiche e condizioni sociali.
In America, la prima giornata nazionale della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909.
L'anno dopo, in Germania, Clara Zetkin, in occasione della Conferenza internazionale delle donne lavoratrici, raduno' un centinaio di donne di 18 diversi Paesi e porto' l'assemblea ad approvare l'istituzione di una Giornata internazionale della donna, da celebrarsi lo stesso giorno in tutti i Paesi del mondo.
Nel 1911, la prima giornata internazionale della donna fu celebrata contemporaneamente in Germania, Svizzera, Danimarca e Austria, con una partecipazione complessiva stimata attorno al milione di persone.
A partire dal 1913, l'accordo tra le donne europee ed americane porto' ad unificare le celebrazioni nell'8 marzo, data rispettata fino ai nostri giorni.
Oggi, la Festa della donna è giorno festivo in Afghanistan, Armenia, Azerbaijan, Belarus, Burkina Faso, Cambogia, Cina, Cuba, Georgia, Guinea-Bissau, Eritrea, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Laos, Madagascar, Moldova, Mongolia, Montenegro, Nepal, Russia, Tajikistan, Turkmenistan, Uganda, Ukraine, Uzbekistan, Vietnam e Zambia.
In Nepal, Madagascar e Cina, è giorno festivo solo per le donne, mentre gli uomini sono tenuti a lavorare come in un giorno feriale.
Curiosamente, non è un giorno festivo in Germania, nel resto dell'Europa occidentale, negli Stati Uniti, benché esse siano state le culle della Giornata internazionale della donna. Dei grandi Paesi coinvolti nelle primissime fasi del movimento femminista, solo in Russia uffici, scuole e negozi restano chiusi.
In Italia, la Festa della donna è stata celebrata per la prima volta l'8 marzo 1945, su iniziativa della neonata UDI - Unione Donne d'Italia nelle zone liberate dal nazifascismo, mentre l'anno seguente su iniziativa di alcune donne la mimosa è stata adottata come simbolo della ricorrenza.
Assenti nella fase del femminismo internazionale di matrice operaia, i movimenti femministi italiani hanno fatto la loro comparsa solo nei primi anni '70, sviluppandosi nel mondo delle università ed all'interno del partito radicale, per poi abbracciare singole battaglie come quelle sul divorzio e l'aborto, oltre alle campagne sull'uso delle tecniche anticoncezionali.
Senza mai riuscire a costituire, nonostante esponenti come Luisa Muraro, Carla Lonzi e Carla Accardi, un movimento culturale di spessore paragonabile a quelli che si manifestarono negli Stati Uniti e nell'Europa centrale e settentrionale, il femminismo italiano si è sostanzialmente spento in meno di due decenni senza riuscire ad incidere molto sui pilastri maschilisti su cui la società italiana continua a fondarsi.
Oggi la festa della donna in Italia, e non solo in Italia, è una festa povera di idealismo che si riduce a mimose, cioccolattini ed eventuali cene e dopo-cene tra amiche in cerca di piccole trasgressioni.
Secondo il World Economic Forum, l'Italia è al 74imo posto su 128 Paesi per uguaglianza di genere. Le donne italiane continuano ad essere discriminate nel lavoro, sono sotto-occupate e sotto-pagate, e per molte donne la sola prospettiva di una possibile gravidanza è un grave handicap nell'ottenimento di un impiego. In molti contesti sociali, indipendentemente dalle condizioni culturali ed economiche, le donne continuano ad essere poco piu' che soggetti sessuali da sedurre o comprare. In politica, la partecipazione femminile continua ad essere bassa e nel mondo della cultura le donne continuano a giocare un ruolo troppo limitato.
In prospettiva, nulla consente di immaginare che l'immediato futuro riservi novità positive sul terreno dell'eguaglianza di genere, mentre sul fronte dell'associazionismo femminile si percepisce un silenzio che sembra sintomatico di una resa.
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