Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La maggioranza di centrodestra ha votato oggi al Senato l'abrogazione delle norme che avrebbero riportato le centrali nucleari in Italia rinviando al 2020 una rivalutazione della questione anche in base alle deliberazioni che saranno adottate in sede europea.
La maggioranza di centrodestra ha votato oggi al Senato l'abrogazione delle norme che avrebbero dovuto riportare le centrali nucleari in Italia, rinviando al 2020 una rivalutazione della questione anche in base alle deliberazioni che saranno adottate in sede europea. Ora la parola passerà alla Camera dove il voto del Senato sarà con tutta probabilità confermato.
A quel punto, l'Ufficio centrale della Corte di Cassazione dovrà valutare se il referendum del 12 giugno mantenga una sua potenziale efficacia giuridica o risulti completamente assorbito dalla retromarcia del governo. L'opinione piu' diffusa è che il referendum sarà annullato. Tuttavia, le norme abrogate dal governo non esauriscono l'elenco di quelle nelle quali l'opzione nucleare continua ad essere indicata nel piano energetico di domani, con la conseguenza che l'esito dell'analisi della Cassazione non è scontato come in molti in queste ore sostengono.
Le nuove centrali nucleari sventolate nella campagna elettorale i cui mattoni avrebbero dovuto essere posti entro la fine della legislatura, si apprestano quindi a tornare nel cassetto, e probabilmente a non essere piu' riproposte.
Il governo mira cosi' a rassicurare il suo elettorato in una fase di rinnovata sfiducia per l'atomo, ed al contempo tenta di scongiurare una votazione che avrebbe potuto essere un mezzo disastro politico.
Se il referendum sul nucleare cadesse, scenderebbero notevolmente le possibilità di raggiungere il quorum per i due importantissimi quesiti relativi alla privatizzazione dell'acqua e per quello concernente l'abrogazione integrale delle norme sul legittimo impedimento, peraltro fortementre ristretto dalla recente pronuncia d'illegittimità della Corte Costituzionale.