Referendum nucleare: un altro buon motivo per votare SI

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Sul funzionamento delle democrazie rappresentative e ad alcuni principi che dovrebbero guidare qualsiasi governo tutte le volte che è chiamato a compiere scelte strategiche con un forte impatto sulle possibilità di scelta del domani.

Il 12 e 13 giugno 2011, a meno di un annullamento del referendum da parte della Corte di Cassazione, l’Italia sarà chiamata ad esprimersi sul rilancio dell’energia nucleare proposto dal governo Berlusconi. Se si voterà, il significato politico del referendum sul nucleare, al di là del tenore letterale delle norme da abrogare, sarà piuttosto semplice: SI o NO alla costruzione di centrali nucleari a fissione in Italia, oggi come domani.

Spesso si è scritto e parlato, in generale, della ragioni in favore e soprattutto in sfavore dell’opzione nucleare sotto un profilo economico, tecnico e ecologico.

C’è pero’ anche un altro aspetto strettamente collegato al funzionamento delle democrazie rappresentative e ad alcuni principi che dovrebbero guidare qualsiasi governo tutte le volte che è chiamato a compiere scelte strategiche con un forte impatto sulle possibilità di scelta del domani.

Formalmente, l’opzione nucleare richiede l’approvazione di una serie di norme per le quali è sufficiente la maggioranza dei voti nelle due Camere. Se quindi c’è consenso in una maggioranza di governo, quella maggioranza di governo potrà disporre la costruzione di centrali nucleari, impegnando  i governi successivi anche al mantenimento degli oneri finanziari collegati ed alla tutela dell’affidamento delle imprese che dovessero aver iniziato ad operare.

In un sistema Paese ormai bipolare e caratterizzata da un alto grado di alternanza di governi di diverso colore politico, una scelta come quella nucleare dovrebbe essere condizionata ad un minimum di consenso da parte delle opposizioni e ad un solido sostegno dell’opinione pubblica. In mancanza, il rischio evidente è che il prossimo governo provi legittimamente a porre nel nulla le decisioni del precedente, col rischio di colossali costi finanziari per lo Stato e quindi per i cittadini.

Ci sono scelte che non possono essere rimesse esclusivamente ad una maggioranza occasionale (e tutte le maggioranza di governo dopo la fine della Seconda Repubblica in Italia si sono dimostrate occasionali), e vanno concordate nel quadro di un consenso politico il piu’ ampio possibile.

Il nucleare è una di queste scelte, come lo sono tutte le scelte strategiche radicali, dall’adesione all’Unione Europea al federalismo.
In questo senso, giocare sull’eventuale mancato raggiungimento del quorum è un trucco formale che non risolve i problemi, ma al piu’ ne ritarda di qualche tempo l’esplosione.

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