Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Stato, Chiesa e cattolici in 150 anni di contraddizioni
Oggi, 2 giugno, si celebra la Festa della Repubblica, in ricordo del referendum che nel 1946 porto' alla fine della Monarchia.
Una Festa ricordata con solennità anche nelle Chiese, e che richiama alla memoria la recente decisione di Papa Benedetto XIV con i Vescovi italiani di affidare l'Italia alla Vergine Maria, un affidamento rinnovato in questi giorni in molte Chiese di tutt'Italia.
Una Festa sentitissima dai cattolici e che ques'anno si accompagna al Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, in rapporto al quale cosi' si era espresso il Papa nella sua lettera del 17 marzo indirizzata al Presidente della Repubblica Napolitano: "l'identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica".
Potremmo dire che la storia oggi viene riscritta per come si ritiene avrebbe dovuto svolgersi, e non si è svolta.
Se torniamo indietro all'Unità d'Italia di cui quest'anno ricorre il Centocinquantesimo, ci imbattiamo nella guerra tra i nuovi patrioti italiani, per lo piu' anticlericali, e lo Stato Pontificio, fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia ed alla scomunica del Re da parte di Pio IX che poi proibi' ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica del Paese.
Solo nel 1904, Pio X autorizzo' i cattolici, ma solo in certi casi, a partecipare alla vita politica nazionale. I rapporti tra Stato e Chiesa divennero col tempo meno conflittuali, ma solo dopo la Prima Guerra mondiale le relazioni diplomatiche acquisirono consistenza e ufficialità. Poi, dopo la Marcia su Roma e l'inizio dell'era fascista, con l'autorizzazione all'affissione del Crocefisso nelle scuole e la stipulazione dei Patti Lateranensi, la Chiesa Cattolica acquisi' un ruolo pubblico sulla scena politica nazionale.
I rapporti tra Stato e Chiesa continuarono tuttavia ad essere caratterizzati da gravi distorsioni. La Chiesa Cattolica ed il Regime fascista si scambiarono piu' di un favore, benché una parte importante del clero fosse convintamente antifascista.
Anche dopo la Liberazione dal nazi-fascismo e l'instaurazione della Repubblica, i rapporti tra Stato e Chiesa continuarono ad essere asserviti a miopi interessi di breve respiro. Da un lato, una parte della Chiesa continuava ad aspirare all'esercizio di un potere para-temporale sull'Italia, dall'altro la Democrazia Cristiana, nei suoi rapporti col Vaticano, attraverso la strumentalizzazione politica della Fede, oscillava tra accondiscendenza e indipendenza decisionale.
In quel periodo, del resto, la Monarchia godeva ancora dell'appoggio di buona parte del clero e di molti cattolici, e lo stesso Papa Pio XII aveva operato per un rinvio del referendum, poiché in base ad alcuni documenti, la cui credibilità non è mai stata accertata, riteneva probabili pesanti brogli da parte del PCI e concreto il rischio di violenze anche contro la Chiesa.
Nel 1946, l'Italia voto' spaccata in due: per la Repubblica al Nord, per la Monarchia a Sud. Ad unire Nord e Sud d'Italia fu il risultato trionfale della Democrazia Cristiana nelle contestuali elezioni per l'Assemblea Costituente.
La DC di De Gasperis, per massimizzare i propri seggi all'Assemblea Costituente, aveva deciso di non schierarsi apertamente sul referendum, lasciando di fatto alle sinistre ed al Partito Repubblicano la guida della campagna referendaria. Del resto, lo stesso De Gasperis era probabilmente favorevole al mantenimento della Monarchia.
La Repubblica era nata cosi', tra divisioni e sospetti di brogli, ed ancor oggi non sono in pochi a ritenere che quel referendum sia stato pesantemente condizionato da manipolazioni e inganni.
Un rapporto finalmente piu' sano tra Stato e Chiesa è una conquista ancora in divenire, che anche negli ultimi anni, anche dopo la fine della Prima Repubblica, ha dovuto subire la costante minaccia della strumentalità politica. Ora gli eredi della vecchia DC, ora Forza Italia e poi il PDL, ora la Lega Nord, hanno cercato di ergersi a paladini del cattolicesimo, offrendo concessioni alle posizioni del Vaticano nella speranza di ottenerne in cambio forme indirette di appoggio politico in grado di catalizzare consensi e voti elettorali.
Dagli ultimi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II, con il collasso dell'Unione Sovietica e la maturazione tra i credenti di una maggior coscienza critica, le strumentalizzazioni della Fede hanno pero' iniziato a divenire sempre meno efficaci, l'unità politica dei cattolici è finalmente stata archiviata tra le pagine piu' infelici del nostro Paese e forse l'Italia ora è pronta per vivere in modo piu' sereno e meno schizofrenico i rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica.
alle 08:44
vincenzo moscaritolo
Adeguato a una informazione veloce ma storica. Semplice, sintetico e informativo.
Complimenti all'autore.