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Liberato Battisti: Brasile, no all'estradizione

Giovedì 9 Giugno 2011, 14:58 in Legislazione, Politica italiana di

Il Supremo Tribunale Federale di Brasilia ha respinto le istanze presentate dal governo italiano per ottenere l'estradizione dell'ex terrorista Cesare Battisti, condannato in contumacia all'ergastolo dalla giustizia italiana per aver commesso quattro omicidi.

Il Supremo Tribunale Federale di Brasilia ha respinto le istanze presentate dal governo italiano per ottenere l'estradizione dell'ex terrorista Cesare Battisti, condannato in contumacia all'ergastolo dalla giustizia italiana per aver commesso quattro omicidi.

Cesare Battisti, che si è sempre proclamato innocente e perseguitato politicamente dallo Stato italiano, torna quindi in libertà e non avrà piu' nulla da temere dallo Stato italiano. I familiari delle vittime subiscono una nuova beffarda violenza e vedono sgretolarsi la loro speranza di ottenere finalmente giustizia.

E' pero' fondamentale conoscere le ragioni della decisione del Tribunale Federale di Brasilia, perché giuridicamente si tratta di una decisione non solo corretta, ma ovvia e scontata. Ricordando i latini, summum ius, summa iniuria.

Nella sua istanza, disperata, il governo italiano intendeva combattere la decisione delle preposte autorità brasiliane di concedere asilo politico a Battisti.
La conseguenza praticamente automatica della concessione dell'asilo è l'impossibilità di procedere all'estradizione verso l'Italia, il Paese nel quale Battisti, secondo gli accertamenti delle autorità brasiliane per l'asilo, rischia di essere sottoposto a persecuzioni politiche e ad un pericolo concreto di uccisione.

Il Tribunale di Brasilia ha dapprima giudicato inammissibile la richiesta italiana di revocare la concessione dell'asilo a Battisti, trattandosi di materia che rientra nell'esclusiva sovranità dell'esecutivo brasiliano. Conseguentemente, chiamato a valutare se il diniego dell'estradizione fosse in contrasto con le Convenzioni internazionali, ha inevitabilmente confermato il pieno rispetto di tali convenzioni da parte del Brasile: un rifugiato riconosciuto non puo' infatti essere estradato nel Paese dove si ritiene possa essere esposto a persecuzioni.

Le convenzioni in materia di estradizione non possono ovviamente cancellare il diritto internazionale in materia di protezione dalle persecuzioni. Un'opinione contraria avrebbe l'inaudita e inaccettabile conseguenza di rendere possibile, ad esempio, l'estradizione di un qualsiasi oppositore politico verso lo Stato-regime che lo perseguita.

Preso atto dell'inevitabile respingimento delle richieste italiane, risulta anche evidente che qualsiasi tentativo italiano di rivolgersi ad un'istanza giudiziaria internazionale è destinato, a rigor di diritto, a trasformarsi in un'inutile perdita di tempo e di denaro.

Cio' detto, la comprensibile indignazione induce a domandarsi: com'è possibile che un ex terrorista se la cavi cosi'?
Tutto nasce dalla scelta iniziale delle autorità per l'asilo brasiliane di riconoscere a Battisti lo statuto di rifugiato, una scelta discrezionale fondata su motivazioni essenzialmente politiche e ricamata con l'argomentazione secondo cui in Italia il sistema giudiziario non tutelerebbe in modo adeguato le garanzie della difesa, sarebbe inquinato da ingerenze politiche ed esporrebbe Battisti ad un rischio concreto di persecuzioni. Dopo quella scelta, considerato il sistema ordinamentale brasiliano, nessun giudice avrebbe potuto concedere l'estradizione né potrà concederla in futuro, a meno di una revoca dell'asilo concesso a Battisti.

Nessun Paese puo' accogliere con piacere la decisione di un altro Paese di considerarlo irrispettoso dei diritti umani. L'Italia si è cosi' ritrovata nella stessa situazione nella quale si catalogano Eritrea, Somalia, Iran, Iraq, Afghanistan, Etiopia, Bielorussia, Russia, Yemen, Arabia Saudita, Sri Lanka, India, Indonesia, Nigeria, Chad, e tanti altri Paesi quando un loro cittadino si vede riconoscere lo statuto di rifugiato in qualche altro Paese del mondo.

Siamo al loro livello? La risposta ci pare dover essere negativa, benché come Stato l'Italia non sia certamente tra quelli piu' virtuosi e benché in alcuni particolari settori l'Italia sia già stata condannata per violazioni del diritto internazionale.

Per contro, sono prive del minimo fondamento le proteste di chi accusa il Brasile di violare le convenzioni internazionali o il Trattato di estradizione tra Italia e Brasile del 1989, perché é proprio il diritto internazionale a statuire un divieto assoluto di estradizione dei rifugiati riconosciuti verso il Paese dal quale sono fuggiti.

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2 commenti
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10 Giu 2011
alle 13:55

gioca

rinnoviamo l'italia-diamo incarichi di grande responsabilita' aMARIO MONTI e a STEFANO RODOTA'- chiediamo una legge quadro sui partiti che preveda il divieto di accesso a cariche rappresentative a pregiudicati per particolari tipo di reati- che preveda il divieto di scissioni e conseguente nascita di nuova formazione politica nel corso della legislatura-che preveda un limite di legislature per ogni parlamentare per assicurare il ricambio ed il succedersi di generazioni-che preveda la riduzione delle 250mila persone che oggi in italia vivono di poitica

1
10 Giu 2011
alle 10:23

Walter

E' particolarmente offensivo per Eritrea, Nigeria ecc. essere considerati nello stesso "catalogo" dell'Italia. Per analogia: se trovo un analfabeta nel Sahara...niente di allarmante; se trovo un analfabeta nella pianura padana...il discorso è totalmente diverso! Chi vuole intendere, intenda!

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