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Referendum nucleare, il 12 e 13 giugno si voterà regolarmente

Mercoledì 1 Giugno 2011, 11:30 in Energia, Politica italiana di

Nella mattinata di oggi, l'Ufficio elettorale centrale della Corte di Cassazione era chiamato a pronunciarsi sulle sorti del referendum promosso dall'Italia dei Valori contro la costruzione di centrali nucleari in Italia. Ecco com'è andata.

Nella mattinata di oggi, l'Ufficio elettorale centrale della Corte di Cassazione era chiamato a pronunciarsi sulle sorti del referendum promosso dall'Italia dei Valori contro la costruzione di centrali nucleari in Italia.

La Corte ha deciso che il referendum sul nucleare si farà, perché anche se la maggioranza di governo ha abolito le norme oggetto del quesito referendario, il complesso della normativa varata non muta sostanzialmente l'intenzione di rilanciare il nucleare con la conseguenza che il referendum mantiene tutta la sua forza e utilità, ed i suoi effetti si estenderanno alle nuove norme in materia varate dalla maggioranza.

Si conferma dunque l'interpretazione che ieri avevamo analizzato in base alla sentenza n. 68 del 1978 della Corte Costituzionale.

Il 12 e 13 giugno, gli italiani potranno quindi scegliere se nel futuro energetico del Paese ci debba essere posto per l'opzione nucleare, oppure no. La vera campagna elettorale inizierà ora, in una corsa non facile per recuperare il tempo andato perduto a causa delle incertezze sull'effettivo svolgimento della consultazione.

Presumibilmente, ora la maggioranza di centrodestra potrebbe tentare di giocare un'ultima carta per bloccare la consultazione, quella del rinvio del referendum sul presupposto, infondato, che occorra ristampare tutte le schede ma non vi sia abbastanza tempo per farlo ed inserirvi le nuove norme varate dal Parlamento cui il quesito referendario risulta esteso.

Si tratterebbe ancora una volta di un tentativo in contrasto con il dettato costituzionale, poiché se una simile tesi fosse fondata, ne deriverebbe che una maggioranza parlamentare potrebbe rinviare indefinitamente un referendum, semplicemente apportando modifiche formali, ma non sostanziali, alle norme che regolano l'oggetto dei quesiti, e poi invocando arbitrari "tempi tecnici" che farebbero sistematicamente slittare la consultazione.

Tuttavia, data la ristrettezza dei tempi e la necessità di inviare le eventuali nuove schede anche agli elettori residenti all'estero, un simile tentativo del centrodestra avrebbe probabilmente successo, perché, benché abusivo, sembrano mancare gli strumenti per contrastarlo tempestivamente.

La speranza è che il centrodestra rinunci a questa ulteriore bassezza e si accontenti semmai di ricorrere all'usuale becera tattica di tentare di tenere a casa i cittadini, per tentare evitare il raggiungimento del quorum.

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