Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Ottanta feriti. Scene di scontri e violenza tra semplici cittadini, gruppi antagonisti, delinquenti travestiti da no global da un lato e poliziotti dall'altro. In mezzo anche a donne, anziani, bambini, ad un bel pezzo di Valsusa raccolto pacificamente per manifestare la propria opposizione al progetto per l'alta velocità.
Ottanta feriti. Scene di scontri e violenza tra semplici cittadini, gruppi antagonisti, delinquenti travestiti da no global da un lato e poliziotti dall'altro. In mezzo anche a donne, anziani, bambini, ad un bel pezzo di Valsusa raccolto pacificamente per manifestare la propria opposizione al progetto per l'alta velocità.
Una battaglia, per la quale i mezzi di informazione hanno dovuto usare termini come barricate, sfondamento, irruzione, resistenza, assalto, lacrimogeni, spranghe, pietre, blocchi, guerra.
Puo' uno Stato centrale imporre alle comunità locali che ne fanno parte qualcosa che quelle comunità categoricamente respingono?
E' una domanda tremendamente difficile, la cui risposta dipende dalla visione dello Stato e del suo ruolo nella vita dei territori che amministra.
Cosi', a seconda del proprio orientamento in relazione ai rapporti tra Stato e cittadino, tra Stato nazionale e poteri locali, la logica puo' portare a schierarsi da questa o da quella parte della contesa, pur con le piu' disparate sfumature.
In questa vicenda, se c'è un partito dal quale sarebbe stato logico aspettarsi una certa solidarietà al popolo della Valsusa, questo avrebbe dovuto essere la Lega Nord. Invece, tra i piu' convinti fautori e sostenitori della TAV "costi quel che costi" troviamo proprio il Ministro dell'Interno Roberto Maroni e la sua Lega Nord, un tempo crociati del federalismo, picconatori del centralismo e cavalieri dell'autogoverno.