Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il sito internet di Repubblica pubblica una video-intervista di una presunta black bloc, una ragazza-madre di trent'anni che in un mix di romanesco e italiano si autodefinisce "incazzata", perché non ha un lavoro e non ha una casa. Ce l'ha con lo Stato perché non la aiuta, non la rappresenta ed è formata da istituzioni corrotte. E si autodefinisce "anarchica" accettando anche l'etichetta di blac block.
Il sito internet di Repubblica pubblica una video-intervista di una presunta black bloc, una ragazza-madre di trent'anni che in un mix di romanesco e italiano si autodefinisce "incazzata", perché non ha un lavoro e non ha una casa. Ce l'ha con lo Stato perché non la aiuta, non la rappresenta ed è formata da istituzioni corrotte. E si autodefinisce "anarchica" accettando anche l'etichetta di blac block.
Qualcosa evidentemente non quadra quando chi si definisce anarchico protesta con lo Stato perché lo Stato non l'aiuta. Un anarchico, per definizione, rifiuta lo Stato e ne ritiene superflua e dannosa l'esistenza, non ne chiede mai l'aiuto, ma tende piuttosto a cercare di vivere come se lo Stato non esistesse. Un anarchico che chiede aiuto allo Stato è come un astemio che ogni giorno va ad ubriacarsi.
Il "ragazzo dell'estintore" ovvero "er pelliccia", uno dei pochi fermati dalla polizia, dichiara di non essere un black bloc. E' uno studente di 24 anni, al primo anno della Facoltà di Psicologia presso un'Università privata. Afferma di aver preso l'estintore per spegnere un incendio, anche se in pochi gli credono. Suo padre è sconvolto, non immaginava che il figlio potesse mettersi a fare cose del genere.
Un ragazzo "di buona famiglia": cosi' lo definisce il Corriere della Sera, amante del tennis e cacciatore di belle ragazze su Internet. Amante dei rave party e consumatore occasionale di droghe. Affiliazioni con gruppi estremisti? Apparentemente nessuna.
Questi sono i due cosiddetti black block sui quali finora si hanno piu' informazioni.
Chi sono i black bloc? Tutti e nessuno. Violenti, anime perse, che sarebbe azzardato anche chiamare terroristi, perché questi qualche idea, seppur folle, magari ogni tanto ce l'hanno anche.
Nonostante le patologiche devianze di alcuni quotidiani italiani notoriamente incapaci della minima obiettività e sempre pronti a strumentalizzare tutto nella patetica ricerca dell'applauso delle clientele, i blac block sono verosimilmente questo, annoiati lanciatori di sassi dal cavalcavia che occasionalmente si radunano per spaccare qualcosa, qualsiasi cosa, per le "non ragioni" piu' disparate.
Premesso che delegittimare il pensiero anarchico, cui riconosco una serie di meriti straordinari, non rientra né tra i mie scopi né men che meno tra le mie possibilità, quel che mi ha colpito del suo commento è il continuo riferimento al concetto di "diritti".
I diritti, secondo buona parte dei filosofi del diritto, sono una creazione formale dello Stato. Nel binomio diritto-dovere, le regole giuridiche sono non a caso solo quelle previste e coercibili dallo Stato. Se una regola non è coercibile, essa è "solo" una regola morale o sociale. Se c'è un diritto, da qualche parte c'è anche un obbligo.
In questo senso i diritti possono essere letti addirittura come maschere dell'oppressione dell'uomo sull'uomo. Quando lei rivendica un diritto, o ne esige il rispetto e l'attuazione, a chi fa riferimento se non allo Stato ed alle sue leggi, ed alla sua mastodontica e costosissima struttura?
E' ovvio che le leggi, fintanto che non si modificano o aboliscono, si devono rispettare. Ma se non si condividono per una visione anarchica della società, perché invocarle?
Semmai, a mio parere, si dovrebbero rivendicare le libertà, non i diritti, gli spazi di autonomia decisionale sulla propria vita in contrapposizione alle costrizioni non necessarie imposte agli altri.
Altrimenti l'impressione è che si pieghi l'utopia anarchica agli interessi materiali, magari assolutamente legittimi, ed alle convenienze del momento, appropriandosi di un'etichetta e svuotandola dei suoi migliori significati.
L'anarchico si pone, piu' che "contro lo Stato", contro il "potere dell'uomo sull'uomo".
Il violento è ontologicamente un nemico dell'anarchico, perché la violenza è invece e sempre potere dell'uomo sull'uomo.
ci sono un paio di concetti che non vi sono chiari:
un anarchico sa che è lo stato la fonte prima di oppressione e per questo lo combatte. cerca di contribuire il minimo possibilie alle ricchezze e al potere dello stato stesso, ma volente o nolente deve sottostargli, deve pagargli le tasse, insomma deve mantenerlo. questo significa che l'anarchico paga lo stato come tutti gli altri e quindi come tutti gli altri esige dallo stato ciò che è previsto gli venga dato. l'anarchico non rifiuta a priori tutte le lotte che non siano rivolte a rovesciare lo stato, ma partecipa a tutte quelle lotte che servono per ottenere maggiori diritti, anche restando all'interno dello stato. gli anarchici ad esempio (pisacane tanto per dirne uno) combatterono per l'unità d'italia, anche se erano contrari a tutte le nazioni, a tutti i regni, a tutti gli stati, al solo scopo di cacciare l'invasore straniero e ridare al popolo italiano il diritto all'autodeterminazione. gli anarchici combatterono il fascismo non per sostenere il partito comunista o qualsiasi altro partito, né per sostenere la monarchia né tantomeno la repubblica, visto che sono contrari alla delega del potere tramite il voto, ma lo fecero per aiutare il popolo italiano a non farsi togliere i diritti conquistati in decenni di lotte popolari.
in conclusione: essere anarchici e chiedere aiuto allo stato non è un controsenso. aiutare i cittadini è ciò che lo stato dice di fare, compito dell'anarchico è quindi difendere il diritto di tutti i cittadini (se stesso in primis) ad avere questi presunti aiuti e, qualora non gli venissero dati, farlo sapere a tutti, rendere nota la vera natura succhiasoldi e oppressiva dello stato e istigare una mobilitazione dal basso per protestare contro le insolvenze dello stato e tentare di riconquistare i propri diritti
la vostra sterile e infantile polemica convincerà la vecchietta infatuata di mattino 5 o la casalinga che guarda giuliano ferrara tutti i giorni, ma a chi abbia un minimo di cultura e di capacità logiche è chiaro sin da subito che questo tentativo di delegittimazione del pensiero anarchico non ha capo né coda
cordialmente, e senza intenti polemici (io), un anarchico
alle 20:11
mariorossi103
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A riguardo dei black bloc
Lo scorso 15 ottobre si sono svolte manifestazioni dei cosiddetti “indignati” in 195 città di tutto il mondo: dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, passando per l’estremo e il medio Oriente, fino all’Europa e agli Stati Uniti d’America.
Solo a Roma la manifestazione è degenerata in gravi disordini, devastazioni e violenti scontri con le forze dell’ordine; in nessun’altra città.
Solo a Roma pochi violenti organizzati sono riusciti ad avere il sopravvento sui molti, moltissimi, cittadini che esprimevano pacificamente le loro idee.
La domanda allora sorge spontanea: i black bloc sono attirati naturalmente dall’Italia, perché sanno di poter profittare di un clima politico molto confuso, di un governo debole e senza alcuna autorità, della scarsa prevenzione e della discutibile preparazione delle forze di polizia ?
Oppure, c’è dell’altro, magari poi neanche tanto velato ?
I più cinici, che per giunta sono anche forniti di memoria lunga, ricordano bene che la storia d’Italia è costellata di periodi drammatici, caratterizzati da momenti di forte tensione sociale.
Appunto, la “strategia della tensione”, le “stragi di Stato”, con la connivenza, o peggio, di iniziativa dei servizi segreti deviati, la “caccia alle streghe”, prontamente individuate nei “rossi” e negli anarchici. Tanti episodi oscuri, non completamente chiariti in tutte le loro possibili implicazioni, ma che avevano, anche, l’obbiettivo di preparare il terreno e di predisporre le condizioni per favorire i tentativi di svolte autoritarie di stampo fascista.
Anche questa volta, la prima vittima, diretta, delle azioni dei black bloc è la democrazia.
I cittadini che intendono proporre legittimamente le loro opinioni, manifestare pacificamente nei luoghi pubblici e che, giustamente, pretendono di essere anche protetti nell’esplicazione dei diritti di democrazia, con palesi strumentalizzazioni e grande mala fede, vengono accomunati ai violenti e agli abbietti motivi di questi ultimi; non sono autorizzati i cortei delle organizzazioni sindacali, nemmeno quelli previsti in occasione dell’esercizio del diritto di sciopero da parte dei lavoratori, garantito e tutelato dalla legge.
Addirittura, con scarso senso della legalità costituzionale, il Ministro dell’interno ha proposto di condizionare l’organizzazione di pubbliche manifestazioni e pacifici cortei di piazza alla possibilità di offrire solide garanzie patrimoniali per gli eventuali danni che si dovessero verificare !!
C’è da riflettere, e molto: cui prodest ?