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Diritto d'autore: la SIAE pretende una tassa anche sui trailer

Sabato 29 Ottobre 2011, 19:14 in Cronaca, Economia e Globalizzazione di

Con la sua ossessione per lo sfruttamento di ogni minima possibilità di profitto, l'industria dello spettacolo sta condannando se stessa.

Con la sua ossessione per lo sfruttamento di ogni minima possibilità di profitto, l'industria dello spettacolo sta condannando se stessa ad un futuro di marginalità.

Ne è un esempio l'incredibile decisione della SIAE di imporre ai siti internet che pubblicano i trailer di film contenenti audio musicali, il pagamento di una sorta di tassa: da 450 euro ogni tre mesi per il diritto di pubblicare fino a 30 trailer.

I trailer sono brevi filmati di presentazione dei film, essenzialmente sono spot pubblicitari. Se finora tutti abbiamo pensato che la regola imposta dalla logica implica che chi vuole farsi pubblicità, paghi chi gliela fa, la SIAE sembra convinta del contrario: chi pubblica i trailer su Internet facendo pubblicità all'industria cinematografica, dovrebbe pagare a quell'industria, tramite la SIAE, pure una tassa.

Ancor piu' incredibilmente, secondo la SIAE la tassa dovrebbe essere pagata anche da coloro che si limitano a pubblicare un link, ovvero un semplice collegamento ipertestuale, verso un sito o servizio di streaming che ospiti fisicamente il trailer.

E come se non bastasse, la SIAE pretende che il contributo sia dovuto anche per le pubblicazioni avvenute nel passato.

Si salvano solo i siti e blog di carattere non commerciale, ma attenzione: basta il piu' minuscolo degli annunci pubblicitari per fa scattare il carattere pubblicitario della pagina Internet.

I siti ed i blog che si occupano di cinema hanno reagito quasi all'unisono nell'unico modo in cui potevano reagire: rimuovendo dalle proprie pagine i trailer dei film.

La conseguenza? Meno pubblicità per l'industria cinematografica, meno informazione sul cinema, ancora meno gente nelle sale dei già poco frequentati cinema italiani.

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30 Ott 2011
alle 12:40

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SIAE, TRAILER A PAGAMENTO - IL BERSAGLIO VERO E' YOUTUBE?

La lettura più attenta di alcuni dei più di 100 articoli apparsi solo ieri sui web-magazine dedicati alla vicenda "trailer a pagamento", mi ha fatto ragionare e mi ha fatto porre una domanda: ma come mai la SIAE si accanisce sul far pagare lo streaming dei trailer tramite YouTube - concentrandosi sulla questione della colonna sonora del trailer - quando invece potrebbe accanirsi ben più efficacemente nel far pagare gli streaming - ben più numerosi - conteneti brani musicali pop, rock o di altri generi?

Per rispondermi ho fatto una ricerca sul web e ho messo in fila delle informazioni che raccolte assieme diventano indizi per una ipotesi forse fantasiosa...

 

 

Nel luglio 2010 YouTube e SIAE siglano un accordo incentrato esclusivamente sulla musica, volto in particcolare a curare gli interessi degli autori musicali.

L'accordo, con scadenza il 31 dicembre 2012, riguarda tutti i video caricati: il "sistema Content ID" (un software proprietario di YouTube che identifica automaticamente l'autore del brano) permetterebbe di identificare e seguire i contenuti protetti. Questo accordo ovviamente permette a chiunque la diffusione in streaming embed su siti libera e gratuita di musiche contenute in filmati provenienti dal database di YouTube (altrimenti che senso avrebbe l'accordo?).

Da questo momento quindi a gli autori di brani musicali contenuti in qualsiasi filmato su YouTube dovrebbe essere corrisposto un micro compenso  - TRAMITE LA SIAE - che si aggirerebbe attorno ai quattro millesimi di euro a clic,

Una cifra ridicola se vista unitariamente ma che nel giro di 3 anni dovrebbe generare ricavi per più di 3 milioni di euro, tutti soldi che passano per le casse della SIAE e spesso vi rimangono per la rilevante percentuale di crediti inescossi dagli autori.

 

Guarda caso però la SIAE quest'anno è stata comissariata per un debito nei confronti di autori ed editori che ammonta a circa 800 milioni di Euro e continua a non farvi del tutto fronte.

Fa invece fronte a se stessa, con circa 146 milioni di Euro (!) all'anno in spese di personale (non posso immaginare a quanto ammonti il compenso di un dirigente SIAE).

Rimane il fatto che bisogna far cassa e dare un contentino a gli autori e gli editori i quali continuano a rimanere a bocca asciutta, quindi (e qui entriamo nel campo delle ipotesi e delle intuizioni) alla SIAE decidono di fare le pulci a YouTube tentando di costrigerli a modificare l'accordo un anno prima della scadenza.

Come?

Già da tempo la SIAE era a conoscenza del fatto che il "sistema Content ID" di YouTube non riconosce tutti gli autori dei brani musicali contenuti in un filmato, ma sopratutto NON PUO' E NON POTRA' MAI riconoscere gli autori dei brani contenuti in un trailer cinematografico, brano spesso realizzati apposta per il trailer (del resto chi li conosce questi autori di musiche?).

Fino a quando le cose andavano bene nessun problema, anche perchè i brani "non riconosciuti" rappresentano una piccolissima percentuale rispetto alla musica diffusa da YouTube, ma adesso che la coperta è corta, questa "inadempienza" di Google/YouTube diventa un grimaldello.

Ma come fare per costringere YouTube a rivedere gli accordi in anticipo con un cospicuo aumento dei compensi di YouTube per SIAE?

Semplice, basta disturbare i fruitori (e in fondo clienti) di YouTube con la scusa della gabella sui trailer, i quali alzeranno gli scudi contro il provvedimento togliendo immediatamente i trailer dai siti con grande clamore mediatico. Ci vorrà poi poco perchè i gestori dei siti web capicano e facciano sapere che la responsabilità delle mosse della SIAE è di YouTube e dei loro accordi con la SIAE.

In realtà l'accordo del luglio 2010 con la SIAE esclude da questi problemi i fruitori dei servizi di embed streamig di YouTube, ma SIAE, che punta al bersaglio grosso (YouTube) per lucrare, ha interesse a mettere in cattiva luce YouTube con i propri utenti, i quali a questo punto non si fidano più del servizio e delle garanzie di legalità - cosa assai grave.

A questo punto SIAE chiederà - in maniera assai riservata - a YouTube di rivedere in anticipo e al rialzo gli accordi economici del 2010, ed in cambio ritirerà la apparentemente "inopinata" richiesta di danaro agli utenti finali, restaurando a livello di opinione pubblica la fiduca degli utenti in YouTube.

 

Per questo motivo più insulti e rilievo mediatico riceverà la SIAE sulla vicenda "tralier a pagamento" meglio sarà, pechè metre SIAE è già un cerbero dalla pessima immagine pubblica e non ha niente da perdere, YouTube/Google ha tutto da perdere dal punto di vista della immagine e della fiducia degli utenti e ovviamente di coloro che investono in pubblicità sulle loro piattaforme.

 

 

Come già detto le mie sono ipotesi più che fantasiose ed immaginifiche, ma se tra qualche giorno o settimana la SIAE farà un passo in dietro sulla questione "tailer a pagamento" le mie ipotesi si trasformeranno come minimo in saggie profezie... ;)

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