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Ucraina: sette anni di carcere per Yulia Tymoshenko

Martedì 11 Ottobre 2011, 17:00 in Crisi dimenticate, Notizie dal mondo di

Yulia Tymoshenko, già due volte Primo Ministro dell'Ucraina ed uno dei simboli dell'ormai dimenticata Rivoluzione Arancione, è stata condannata a sette anni di reclusione da un Tribunale di primo grado di Kiev.

Yulia Tymoshenko, già due volte Primo Ministro dell'Ucraina ed uno dei simboli dell'ormai dimenticata Rivoluzione Arancione, è stata condannata a sette anni di reclusione da un Tribunale di primo grado di Kiev.

Quella che è stata soprannominata la lady di ferro dell'est, in carcere dal 5 agosto, è accusata di abuso d'ufficio per aver indotto la Naftogaz, l'azienda pubblica che si occupa del gas in Ucraina, ad accettare un accordo svantaggioso con la Gazprom senza neppure attendere il via libera del suo governo.
Secondo la corte quell'accordo ha arrecato un grave danno economico allo Stato, quantificato in circa 138 milioni di euro che ora Yulia Tymoshenko è stata condannata a risarcire.

Immagine di anteprima per Tymoshenko.jpg I sostenitori della Tymoshenko hanno atteso il verdetto all'esterno del Tribunale, accompagnando le ultime fasi del processo con variegate manifestazioni di protesta, tra slogan contro il Presidente Yanukovych, contro la Russia di Medvedev e Putin, contro il redivivo autoritarismo dell governo.

La condanna della Tymoshenko presenta diversi aspetti paradossali.
Anzitutto, occorre ricordare che la Rivoluzione Arancione del 2004, con la quale Yulia Tymoshenko e Viktor Yushchenko riuscirono a smascherare i brogli elettorali dell'intramontabile Viktor Yanukovych, era stata una clamorosa sconfitta per Vladimir Putin e le sue ambizioni di tenere l'Ucraina sotto il giogo di Mosca.

Da quel momento, la Russia aveva iniziato in ogni modo possibile a boicottare il nuovo corso ucraino, in particolare restringendo le forniture di gas, con effetti anche su mezza Europa.
Per tutto il 2008 e per le prime settimane del 2009, i rapporti tra Russia e Ucraina erano stati tesissimi: nuovi considerevoli aumenti del prezzo del gas russo, insostenibili per l'Ucraina, avevano messo con le spalle al muro il governo guidato dalla Tymoshenko che si era vanamente rivolta all'Unione Europea per ottenere un qualche tipo di supporto.
Mentre le aziende nazionali europee si affrettavano a stringere pesantissimi accordi con la Gazprom, l'Ucraina era stata lasciata sola ed il gas russo aveva ormai tagliato le gambe alla Rivoluzione Arancione. L'unica visibile preoccupazione dell'Unione Europea era che il gas russo affluisse con regolarità ai Paesi membri.
La Tymoshenko non aveva avuto altra scelta che piegarsi, ed accettare le condizioni imposte, sicuramente svantaggiose, dal ricatto di Mosca.

In questo senso, fa uno strano effetto leggere la reazione ufficiale del Ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha parlato di una sentenza che denoterebbe un chiaro atteggiamento anti-russo, e raffrontarla con le parole della stessa Yulia Tymoshenko che punta il dito contro il Presidente filo-russo Yanukovich, indicandolo come il mandante di una sentenza politica.

L'Unione Europea minaccia gravi conseguenze se la Tymoshenko non avrà la possibilità di accedere ad un processo d'appello equo, mentre il segretario generale del Consiglio d'Europa Thorbjorn Jagland contesta che si processino in un Tribunale penale le scelte politiche dei rappresentanti del popolo, che dovrebbero semmai, a suo avviso, essere valutate dagli elettori.

Difficile affermare con certezza se si tratti davvero di una sentenza politica, o della banale applicazione delle leggi da parte di giudici imparziali, poiché in effetti l'accordo stipulato con la Gazprom era un accordo gravemente sfavorevole per l'Ucraina.

Ma se si imprigionassero tutti i leader europei che hanno ceduto ai ricatti di Mosca, quanti ne resterebbero in libertà?

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