Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Oggi, i titoli di Stato italiani hanno toccato i loro nuovi massimi dall'introduzione dell'euro. Lo spread con i titoli tedeschi è risalito sopra i 500 punti, toccando quota 511.
Nuova giornata nera per i titoli di Stato italiani, nonostante gli acquisti della Banca Centrale Europea e la fiducia espressa ieri da Germania e Francia nei confronti del nuovo governo Monti.
I BTp a due anni hanno raggiunto un rendimento del 7,8%, mentre quelli decennali sono al 7,2% ed i BoT al 6,5%. E questo nonostante una domanda piuttosto buona, pari ad oltre 11 miliardi. Pesano i disinvestimenti degli investitori stranieri che vendono i titoli di Stato italiani per poi tuffarsi sulle obbligazioni bancarie o ritornare piu' tardi sui BtP e BoT per sfruttare rendimenti migliori.
La spiegazione ricorrente di questa crisi del debito pubblico italiano poggia sulla mancanza di fiducia dei mercati nella tenuta del sistema-Italia. E' infatti nella logica della domanda e dell'offerta che se un titolo non riscuote fiducia, per collocarlo sarà necessario premiare il rischio con rendimenti piu' elevati.
Tuttavia, è sempre bene tenere presente l'altro lato della medaglia, quello degli investitori e delle loro strategie. Se l'interesse dello Stato è pagare interessi il piu' possibile bassi, quello degli investitori è esattamente opposto: massimizzare i rendimenti grazie a rendimenti elevati, ma comunque relativamente sicuri.
Chi oggi ha soldi da investire si vede offrire interessi sempre piu' elevati e attrattivi. Le banche private italiane sono affamate di liquidità e sono impegnate in una vera e propria corsa al rialzo dei rendimenti per attirare l'interesse degli investitori. Le obbligazioni a due e tre anni emesse dalle banche private italiane oscillano attorno al 9% ed in qualche caso toccano livelli addirittura superiori al 12%, molto al di sopra di quelle delle banche tedesche con un differenziale che in alcuni casi supera gli 800 punti. Da un lato, le banche italiane acquistano titoli di Stato italiani, ma dall'altro emettendo obbligazioni a tassi elevatissimi fanno concorrenza ai titoli di Stato e contribuiscono all'aumento dei loro rendimenti.
Gli investitori si domandano se sia meglio puntare su un titolo di Stato o su un bond bancario, e nel mondo della finanza fioriscono i raffronti su rischi e profitti correlati alle due tipologie d'investimento. Detto altrimenti, le banche stanno alzando i rendimenti dei loro bond per attirare gli investitori, con la conseguenza di allontanarli dai titoli di Stato facendo ulteriormente crescere anche i rendimenti di BTp e BoT. Un circolo vizioso, nel quale nonostante tutto, in fin dei conti, i titoli di Stato appaiono piu' sicuri dei bond bancari, ma meno remunerativi.
Si rischia concretamente di raggiungere i livelli assurdi degli anni '80, quando i BoT annuali arrivarono al 20% e neppure erano soggetti a imposizione fiscale, il pentapartito lasciava impennare la spesa pubblica e nascondeva quella follia dietro le rassicurazioni di una crescita economica comunque molto al di sotto dei rendimenti dei titoli di Stato e della crescita dell'indebitamento. All'epoca, i titoli di Stato erano in mano soprattutto alle banche, alle aziende (che li usavano anche per eludere il fisco) e ad un piccolo esercito di risparmiatori.
Oggi invece, il 50% del debito pubblico è in mano ad investitori stranieri che nel quadro dell'integrazione monetaria ed economica europea scommettono su rendimenti elevati garantiti comunque dall'ineluttabilità di un intervento salvifico di Unione Europea e BCE.
Ma i sacrifici necessari per evitare l'insolvenza, e quindi il fallimento dello Stato, ricadono su quella maggioranza di italiani che non puo' investire e che si trova in balia della caccia al profitto di investitori e piccoli risparmiatori. Sulle spalle di questa maggioranza pesano tutti i rischi della crisi ma senza nessuna prospettiva di profitto.
alle 16:01
GIANNI
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