blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Default Italia: le ragioni della crisi nei numeri delle statistiche

Mercoledì 30 Novembre 2011, 16:30 in Economia e Globalizzazione, Politica italiana di

L'Italia è in crisi. I numeri offerti da numerose statistiche ci spiegano, almeno in parte, le ragioni di un possibile default con radici molto lontane.

Immagine di anteprima per senato-home-big.jpgL'Italia è il Paese del debito pubblico e del clientelismo, la crisi economica impone sempre nuovi sacrifici e l'impressione è che a doverli fare saranno ancora una volta soprattutto le fasce meno abbienti della popolazione.

Corruzione pubblica e privata, rendite di posizione, immobilità sociale, difetti del sistema scolastico, bassissima competitività delle imprese, disoccupazione e nuove povertà, pigrizia collettiva ci stanno facendo lentamente ma inesorabilmente sprofondare verso un sempre meno impossibile default.

Ecco allora una raccolta, sicuramente arbitraria, di numeri e dati statistici tratti dagli studi di organismi come OCSE, UNESCO, Banca Mondiale e di un certo numero di istituti pubblici e privati, che potranno forse aiutare a capire meglio le ragioni della specificità della crisi italiana.

Nell'economia, secondo l'indice di efficienza ed efficacia delle imprese elaborato dall'IMD International, il nostro Paese si piazza al 44imo posto su 51, superato anche dalla Grecia. L'Italia spicca anche per la sua allergia allo sviluppo tecnologico. Secondo un indice elaborato dal Forum Economico Mondiale in base agli investimenti in ricerca ed all'uso della tecnologia, l'Italia risulta 49ima su 101 Paesi e penultima, davanti alla sola Bulgaria, tra quelli dell'Unione Europea.
Siamo anche, come noto, un Paese ad altissimo tasso burocratico. Secondo la Banca Mondiale, in Europa, solo la Polonia è messa peggio di noi a livello di lungaggini amministrative e giudiziarie necessarie per veder tutelato un diritto di proprietà violato. Siamo secondi in Europa anche per numero di pratiche burocratiche che un'azienda deve espletare per poter registrare i propri diritti di proprietà, superati in questo caso solo dalla Grecia.
Se invece guardiamo al numero di ore che un'azienda deve impiegare solo per il calcolo ed il pagamento di imposte e contributi, secondo i dati della Banca Mondiale del 2006, in Europa ci piazziamo al secondo posto, superati solo dalla Spagna, con una media di 360 ore.
Nel lavoro, l'Italia domina le classifiche della disoccupazione. Secondo i dati OCSE del 2002, su 18 Paesi, l'Italia è quello con la piu' alta disoccupazione tra i laureati. E' notizia di oggi che il tasso di disoccupazione in Italia ad ottobre è cresciuto all'8,5%, ma tra i giovani la percentuale dei senza lavori si attesta addirittura al 29,2%.
I numeri ci dicono anche che il 50% della ricchezza italiana è nelle mani del 10% piu' ricco della popolazione. Non c'è mobilità sociale e chi possiede i piu' ingenti patrimoni, vive essenzialmente di rendita, non investe, non produce, non crea lavoro e si affida agli speculatori di borsa per accrescere ulteriormente le proprie ricchezze.
Ritroviamo l'Italia in vetta alle classifiche anche nelle statistiche sui crimini economici. Secondo Transparency International, tra i 19 Paesi maggiori esportatori mondiali, le aziende italiane sono al quarto posto nella classifica dei pagatori di mazzette, superate solo dalle aziende di Cina, Taiwan e Corea del Sud.

E mentre politici e funzionari pubblici incassano una mazzetta dopo l'altra, la crisi economica ci ricorda che siamo ai primi posti al mondo in materia di debito pubblico in rapporto al PIL, superati in Europa solo da quella Grecia che è ad un passo dal default.

Se l'economia e piu' in generale la società italiana oggi non funzionano, anche il futuro potrebbe non riservarci novità migliori. Si dice spesso che l'Italia deve avere fiducia nei suoi giovani, ma per il momento l'unica cosa certa è che i giovani non hanno nessuna fiducia nell'Italia.

Del resto, se si passa dall'economia alla scuola italiana, i dati non lasciano troppo spazio all'ottimismo. Secondo il dati dell'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (2000), l'Italia è al primo posto, su 17 Paesi, nella classifica dei comportamenti indisciplinati nelle scuole: il 46% degli studenti ha subito almeno una volta un richiamo ufficiale per cattiva condotta durante le lezioni. La media è OCSE è del 31% ed i paesi piu' virtuosi sono Giappone (17%) e Svizzera (18%).

Secondo l'UNESCO, su 36 Paesi, l'Italia è al 32imo posto per l'importanza assegnata all'insegnamento della matematica ai ragazzini tra i 12 ed i 14 anni. Peggio dell'Italia fanno solo Filippine, Tailandia e Cile, mentre ai primi posti troviamo Stati Uniti e Nuova Zelanda. Sempre secondo l'UNESCO, l'Italia si piazza 69ima nella classifica mondiale per numero di anni della scuola dell'obbligo, superata da Paesi con gravissimi problemi come Liberia, Libano e Costa d'Avorio.
Per l'OCSE, su 27 Paesi analizzati, gli adolescenti italiani sono tra i piu' ignoranti nelle materie scientifiche, al 23imo posto su 27.
Ancora un dato OCSE, del 2003: su 18 Paesi, l'Italia è all'ultimo posto per percentuale della popolazione adulta dotata di un'istruzione universitaria, il 10% contro il 42% del Canada.
La Banca Mondiale ci ricorda anche che siamo al 72imo posto per quota del PIL destinata agli investimenti pubblici nell'istruzione, mentre l'UNESCO precisa che, se si limita l'analisi alla sola istruzione universitaria, l'Italia è 93a su 123 Paesi.

A livello di organizzazione sociale e familiare, un primo dato curioso ce lo fornisce un'indagine di Jeanne A. Batalova e Philip N. Cohen, intitolata "Couples in Cross-National Perspective" e pubblicata sul Journal of Marriage and Family nel 2002. Su tredici Paesi analizzati, l'Italia è al penultimo posto nella classifica dell'equità nella distribuzione dei lavori di casa. Mentre in Stati Uniti, Norvegia, Canada e Svezia i lavori di casa sono ripartiti quasi equamente tra moglie e marito, in Italia fanno quasi tutto le donne. Solo il Giappone fa peggio di noi.
A livello di rappresentanza politica in Parlamento, secondo i dati dell'Unione interparlamentare, l'Italia coglie il 100imo posto per presenze femminili, superando tra i Paesi europei solo la Grecia e l'Ungheria.

Del resto, secondo l'UNDP, tra 17 Paesi esaminati, siamo i penultimi in materia di eguaglianza tra uomini e donne, superati da tutti i maggiori Paesi europei e davanti al solo Giappone.

Un dato ancora piu' inquietante arriva dall'UNODC: sul 17 Paesi, l'Italia è penultima nella classifica dei Paesi i cui cittadini, se vittime di reati, sentono di potersi rivolgere alle autorità. Solo il 40% delle vittime di reati in Italia fa denuncia, secondo i dati del 2000. Ciononostante, secondo un'altra indagine UNODC, l'Italia è al sesto posto nel ranking per Paesi basato sulla percentuale della popolazione residente che è stata vittima di un reato almeno una volta nella vita: il 25% degli italiani.

2
2 commenti
2
30 Nov 2011
alle 20:52

dionigi

Non siamo tutti uguali davanti alle leggi dello stato ? perchè queste differenze tra noi "sudditi" e chi ci governa?Come si fa a chiedere sacrifici alle singole persone e alle famiglie quando anche con questo governo la casta mantiene i suoi privilegi.Perchè per loro non è retroattiva l'anzianità per andare in pensione,perchè dalla prossima legislatura?Anch'io ho iniziato a lavorare con norme diverse "concordate" con lo stato all'inizio del percorso lavorativo e adesso lo stato me le cambia" in corsa"

1
30 Nov 2011
alle 17:32

carlo

se non vengono aboliti i vitalizi degli ex parlamentari come si fa chiedere sacrifici ?cari fini ,schifani,dipietro,bossi e compagnia bella.

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere