Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il Presidente della Repubblica Napolitano denuncia la follia della negazione della cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia. E scatena, in piena crisi economica, l'ennesima bufera politica.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato oggi che "in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione."

Immediato è giunto il sostegno del Partito Democratico che, durante le dichiarazioni di voto per la Fiducia al nuovo governo, aveva aperto il dibattito sollevando la questione. SI anche da Italia dei Valori e Terzo Polo, NO indignato della Lega Nord e forti malumori nel PDL.
Sostanzialmente, a riemergere, parzialmente, è la proposta che nel 2006 fu avanzata senza successo dal governo Prodi, con l'idea di dare ai figli dello straniero non comunitario la possibilità di acquisire, a certe condizioni, la cittadinanza italiana alla nascita. Nel 2006, tra le condizioni previste c'erano il soggiorno legale e ininterrotto dei genitori in Italia per almeno cinque anni ed il loro superamento di una sorta di esame d'integrazione.
Senza entrare per il momento nel merito di un'idea che, se concretizzata con buon senso, avrebbe molti meriti e poche controindicazioni, le parole di Napolitano pongono un enorme problema di metodo e di tempi.
Spetta davvero ad un Presidente della Repubblica fare proposte di natura strettamente politica al Parlamento? Perché farlo in un momento di crisi come questo, col fortissimo rischio di complicare la già difficile missione del governo Monti?
Non si deve dimenticare che il Parlamento, in questa legislatura, è espressione delle elezioni politiche 2008, vinte, anzi stravinte, purtroppo, dal centrodestra berlusconiano che con la sua crisi interna ha perso sì le redini del governo, ma ha conservato i voti sufficienti in Senato per bloccare qualsiasi legge gli risulti sgradita. Conseguentemente, possiamo affermare senza alcun timore di smentita che una simile riforma della Legge sulla cittadinanza, in questa legislatura, non potrà mai essere approvata.
Non si deve neppure dimenticare che il governo Monti è nato per evitare il tracollo dei conti pubblici italiani garantendo la continuità di una legislatura finora disastrosa, e che esso non ha né la forza dei numeri in Parlamento, né la legittimazione politica per fare molto altro.
L'unica verosimile conseguenza della mossa di Napolitano rischia di tradursi in un regalo elettorale alla Lega Nord che, in vistoso calo di consensi, potrebbe ritrovare forza e coesione in una nuova ed ennesima campagna d'odio contro i migranti, basata su semplificazioni e mistificazioni. E questo, con danno di tutti, in primis proprio dei migranti che continuano a ricevere dalla politica italiana soltanto regali avvelenati, fatti di promesse mai mantenute, oneri economici e burocratici, continue delusioni, e, per gli immigrati irregolari, nessun realistico binario di legalità.