Governo Monti: pensioni di anzianità, verso un aumento del periodo di contribuzione

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Tra le misure al vaglio del governo Monti nel quadro del progettato piano di riforma previdenziale, possibile che la pensione di anzianità sia riconosciuta dopo 43 anni di contributi.

Immagine di anteprima per elsa-fornero.jpgLe pensioni di anzianità sono uno dei nodi sui quali il governo Monti sembra intenzionato a intervenire in misura piu’ incisiva per fronteggiare la grave crisi economica che sta colpendo l’Italia.

Oltre alla riforma delle regole sulle pensioni di vecchiaia con l’accelerazione del passaggio al sistema contributivo e tutta una serie di misure che inciderebbero anche sulle pensioni di anzianità, il governo sta valutando di intervenire direttamente anche sul periodo minimo di contribuzione per il pensionamento anticipato innalzandolo dagli attuali 40 anni fino a 43 anni.

Attualmente, chi ha maturato 40 anni di contributi ha diritto alla pensione di anzianità indipendentemente dall’età anagrafica. Ben due terzi dei pensionamenti anticipati avvengono oggi proprio in questo modo, al di fuori del cosiddetto sistema delle quote (somma degli anni di contribuzione e dell’età anagrafica).

Il rimanente terzo, è regolato dal sistema delle quote. Per gli anni 2011 e 2012, possono accedere al pensionamento anticipato i lavoratori di almeno 60 anni con almeno 36 anni di contributi e quelli di almeno 61 anni con almeno 35 anni di contributi (quota 96). A partire dal 2013, saranno invece necessari, rispettivamente, almeno 61 anni di età con 36 anni di contributi o almeno 62 anni di età con 35 anni di contributi (quota 97).

Sul punto, sembra non esserci accordo tra il Ministero del tesoro e quello del Welfare.

Al Ministero del Tesoro, si ritiene necessario introdurre la cosiddetta “quota 100” a partire dal 2015, con la conseguenza, ad esempio, che per poter ricevere la pensione di anzianità a 62 anni, occorrerà aver maturato almeno 38 anni di contributi. I tecnici del Ministero del Welfare, ed in particolare il Ministro Elsa Fornero pensano invece ad un’età minima per il pensionamento anticipato da fissarsi a 63 o 64 anni con un periodo contributivo minimo di 35 anni.

Differenze solo apparentemente minime perché equivalgono a diversi miliardi di possibili risparmi per le casse dello Stato ed a corrispondenti sacrifici per i lavoratori che stanno per maturare i requisiti.

Quale delle due visioni prevalga, sembra sempre piu’ probabile che per le pensioni di anzianità erogate indipendentemente dall’età anagrafica, sia stabilito  l’innalzamento del periodo contributivo minimo dagli attuali 40 anni a 41, 42 o forse 43 anni.

Accantonata l’ipotesi di un’abolizione formale, pura e semplice, delle pensioni di anzianità, questo gruppo di interventi al vaglio del nuovo governo sembrano pensati per rendere di fatto sempre piu’ difficile ottenere la pensione di anzianità.

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