Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
L'estremista xenofobo Behring Breivik non è responsabile della strage di Utoya, perché incapace di intendere e di volere. Per gli psichiatri, il terrorista non deve essere condannato
Il 22 luglio 2011, la strage di Utoya: Behring Breivik aveva attuato un piano elaborato con ossessiva precisione. Prima aveva seminato il terrore nel centro di Oslo con un attacco dinamitardo e poi si era recato sull'isola di Utoya massacrando 77 persone a colpi di fucile.
Behring Breivik aveva messo tutto per iscritto, dalle convinzioni che lo muovevano alle strategie paramilitari per mettere in pratica i suoi intenti: colpire i giovani del partito laburista radunati a Utoya, colpevoli di essere i possibili successori di quella sinistra norvegese che starebbe favorendo l'islamizzazione dell'Europa.
Qualche settimana fa, il Tribunale di Oslo aveva incaricato due psichiatri di elaborare una perizia. Oggi, gli psichiatri hanno emesso il loro verdetto in un corposo documento di quasi 250 pagine: Behring Breivik è pazzo, uno psicotico, schizofrenico, paranoico che vive in un universo tutto suo che ne governa le azioni.
All'indomani delle stragi, scrivevamo che "sarebbe il caso di chiedersi se l'etichetta della follia, con l'internamento in una struttura psichiatrica non sia una sanzione in fin dei conti piu' utile nella lotta alla violenza xenofoba di estrema destra di quanto lo sarebbe una lunga detenzione carceraria ed il riconoscimento implicito che nell'essere umano simili propositi possano svilupparsi anche in menti ordinariamente sane."
Sul piano delle conseguenze, se il tribunale aderirà al rapporto degli psichiatri, come appare altamente probabile, Breivik eviterà il carcere e sarà internato in una clinica psichiatrica. Se dal carcere sarebbe potuto uscire dopo al massimo 21 anni, salvo proroghe in caso di prognosi di permanente pericolosità sociale, dalla clinica psichiatrica Breivik potrà uscire quando sarà ritenuto guarito, forse dopo pochi anni, forse mai.