Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Dopo sette anni di riforme, alcune apprezzate, molte altre contestate, i Socialisti straperdono le elezioni politiche spagnole 2011 e tornano all'opposizione, lasciando ai Popolari di Rajoy un trionfo ricco di insidie e responsabilità.
Dopo sette anni di riforme, alcune apprezzate, molte altre contestate, i Socialisti straperdono le elezioni politiche spagnole 2011 e tornano all'opposizione, lasciando ai Popolari di Rajoy un trionfo ricco di insidie e responsabilità.
Finita l'era Zapatero, Mariano Rajoy ha riportato il Partito Popolare al potere, stravincendo le elezioni svoltesi nel corso del week-end.
I Popolari hanno ottenuto il 44,55% dei consensi, segnando il loro massimo storico e collezionando ben 186 seggi sui 350 del Congresso dei Deputati: maggioranza assoluta ed una legislatura blindatissima.
Per i Socialisti, è stata una catastrofe elettorale, con una clamorosa perdita di consensi. Il Partito Socialista si è fermato al 28,66% con soli 110 seggi: il peggior risultato di sempre.
Il risultato giunge certamente non inatteso, ma stupiscono le dimensioni della vittoria dei Popolari e della sconfitta dei Socialisti.
La crisi economica ed un tasso di disoccupazione ormai salito ad un mostruoso 21,5% erano inevitabilmente destinati a punire il partito che ha governato negli ultimi sette anni anche al di là delle sue effettive responsabilità. Tuttavia, la pessima campagna elettorale dei socialisti, unitamente ad un candidato premier come Alfredo Rubalcaba, incapace di reggere il confronto con l'eredità di Zapatero, hanno massimizzato il divario di voti tra vincenti e sconfitti.