Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il governo Monti sta valutando se e come mettere in atto una riforma del mercato del lavoro che rilanci l'occupazione e modernizzi il Paese. Sul tavolo, c'è anche l'ipotesi di un intervento sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Lo Statuto dei Lavoratori è uno dei temi destinati ad infiammare il dibattito politico delle prossime settimane. Il governo Monti ed in particolare il Ministro Elsa Fornero sembrano orientati a valutare una possibile modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che vieta e pone rimedio ai licenziamenti ingiustificati.
Il Ministro Fornero ha dichiarato al Corriere della Sera di ritenere necessario porre fine ai contratti precari ma anche uscire dal totem sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Per Elsa Fornero, occorre un "unico contratto" che tuteli tutti, anche chi finora è rimasto escluso.
Poco più di una decina di anni fa, c'erano due ambiti che agli studenti delle facoltà di giurisprudenza potevano apparire come eccezioni di progresso in un sistema giuridico vecchiotto e arretrato: il diritto penale dell'ambiente e lo Statuto dei lavoratori. Il primo è stato già fatto a pezzi dai precedenti governi Berlusconi, il secondo finora è riuscito più o meno a sopravvivere, nonostante svariati tentativi di modifiche peggiorative.
Ora, il governo Monti potrebbe provare a mettere mano all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
In un sistema del lavoro come quello italiano, le garanzie dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sono quanto mai necessarie per evitare ulteriori sciagure sociali. Dopo la recente riforma delle pensioni, un'intera generazione di lavoratori si è vista rinviare di parecchi anni il momento del pensionamento. A loro, in caso di licenziamento, il mercato del lavoro non è in grado, oggi, di offrire nessuna prospettiva se non una disperata disoccupazione.
I sindacati sono già sul piede di guerra e difendono l'intoccabilità dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Siccome se ne parla spesso, ma raramente si ricorda cosa sia, è bene anzitutto che cos'è lo Statuto dei Lavoratori e perché è tanto speciale.
Introducendo l'obbligo di riassunzione contro i licenziamenti ingiustificati, lo Statuto ha innovato in modo rivoluzionario tutte le normative preesistenti che si limitavano, al più, a prevedere indennità risarcitorie di breve periodo a favore del lavoratore ingiustamente licenziato.
Questa speciale tutela è contenuta nell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, la prima norma del nostro ordinamento che dà attuazione concreta al principio costituzionale del diritto al lavoro, per il resto rimasto più una dichiarazione d'intenti che un diritto effettivamente riconosciuto come tale, garantito e protetto.
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, stabilisce che il giudice ha il potere di annullare i licenziamente ingiusti, obbligando il datore di lavoro che impieghi piu' di 15 dipendenti a riassumere coloro che abbia ingiustamente licenziato. Il lavoratore dipendente può rinunciare alla riassunzione, ed accettare il pagamento di un'indennità corrispondente a 15 mensilità dell'ultimo stipendio.
Nelle aziende con meno di 15 dipendenti, il datore di lavoro ha invece la scelta tra la riassunzione ed il pagamento di un'indennità.
Il giudice ha anche il fondamentale potere di ordinare la sospensione del licenziamento fino alla fine del processo.
Le parole chiave sono "giusto motivo" e "giusta causa", in mancanza della cui sussistenza tutti i licenziamenti sono ingiustificati.
La nozione di "giusta causa", come quella distinta di "giustificato motivo" è spesso definita e reinterpretata nei contratti collettivi, dove le parti sociali contribuiscono a fissare la casistica delle situazioni nelle quali il datore di lavoro potrebbe legittimamente arrivare al licenziamento.
Da parte loro, i giudici sono di regola restrittivi nel riconoscere l'esistenza di una giusta causa, che ricorre solo quando il lavoratore viene a trovarsi in una situazione inconciliabile con la prosecuzione, anche solo temporanea, del rapporto di lavoro. Ad esempio, l'esistenza di una giusta causa di licenziamento è stata individuata nella commissione di furti in azienda, violenze o minacce, danneggiamento doloso di beni aziendali, ubriachezza sul luogo di lavoro o altri reati non collegati alle prestazioni lavorative ma comunque idonee a ledere il rapporto di necessaria fiducia.
Il giusto motivo soggettivo è stato riconosciuto in un certo numero di casi di violazione degli obblighi contrattuali, ad esempio se il lavoratore si presenta sistematicamente in ritardo in azienda o viola in modo grave il segreto d'ufficio. Il giusto motivo oggettivo si presenta invece nel caso di ristrutturazioni aziendali e riduzioni generalizzate del personale.
Solo per fare qualche esempio, illegittimo è stato ritenuto dai giudici il licenziamento del lavoratore rappresentante sindacale che utilizzi la posta elettronica aziendale per diffondere informazioni sulle iniziative del sindacato, quando questa prassi si sia da tempo consolidata senza contestazioni da parte della dirigenza. Illegittimo è il licenziamento del lavoratore assente ingiustificatamente ma in buona fede. Illegittimo è anche il licenziamento del lavoratore che si rifiuta di completare un incarico, a meno che il rifiuto non sia reiterato.
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha reso i lavoratori dipendenti italiani delle aziende con oltre 15 dipendenti, i meglio protetti d'Europa contro i licenziamenti.
L'importanza di questa protezione è accresciuta da due fattori che distinguono il sistema Italia da quella di molti altri Paesi europei: la mancanza di un sistema ordinario di indennità di disoccupazione con la garanzia pubblica del minimo vitale anche per i disoccupati di lungo corso, e l'estrema difficoltà per i lavoratori licenziati di trovare un nuovo impiego, soprattutto per coloro che abbiano superato la soglia dei 50 anni.
Non è un caso se nei Paesi dell'Europa occidentale dove è più facile licenziare, ci sono anche gli ammortizzatori sociali migliori in favore dei disoccupati, anche se di lungo corso.
I cosiddetti lavoratori precari, coloro che lavorano con contratti a tempo determinato, non godono invece in Italia praticamente di nessuna protezione, con la conseguenza di un'enorme discriminazione rispetto al trattamento riservato ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato presso aziende con oltre 15 dipendenti.
In mezzo, con una protezione parziale, ci sono i lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti che talvolta beneficiano almeno dei vantaggi derivanti da un buon rapporto di vicinanza e familiarietà con il datore di lavoro.
In Italia, ci sono quindi effettivamente categorie di lavoratori dipendenti privilegiati, rispetto ad altre categorie fortemente svantaggiate.
In questo scenario, anche il ruolo dei sindacati è problematico.
I sindacati italiani non hanno infatti saputo rappresentare i lavoratori atipici e i precari, i disoccupati ed i giovani alla ricerca di un primo impiego.
In Italia per noi ultracinquantenni disoccupati, con la riforma delle pensioni e senza nessun aiuto di sostegno economico è come se fosse stata emessa la pena di morte tutto questo lo dobbiamo ai sindacati Italiani. Meditate meditate.............
alle 09:32
vincenzo mantice
Sono stato licenziato a luglio 2011,a maggio 2012 compiro' 60 anni,credevo di poter andare in pensione,lo credevo in base alle Leggi che si doveva rispettare,ma il Prof.M:Monti,non rispettando quelle Leggi a cui mi riferisco,ne vara altre che non mi permettono ora di andare in pensione.Se il Governo non rispetta le Leggi e non tutela chi viene danneggiato dalle nuove,come puo' pretendere che poi si rispettino le Leggi ?La classe 52 sarà quella che senza lavoro e pensione,se ne starà buona buona senza fare nulla a parte morire di fame ? Ho paura ! Paura che la protesta possa sfociare nella disperazione e poi nella violenza.Ho paura che se il Prof.M.Monti cerchi di salvare l'Italia senza salvare gli italiani stia compiendo un'assurdità !Avesse tolto il dieci per cento a tutti,specialmente a chi i soldi li ha,avrebbe risolto tutto senza troppi danni,mi auguro che in parlamento esista ancora chi fermi e corregga questa assurdità che la stessa Costituzione non dovrebbe permettere.