Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Si è chiusa la Conferenza sul clima di Durban, e come prevedibile, non è stata adottata nessuna decisione concreta, ma solo vaghi impegni a negoziare ora salutati con inopportuni trionfalismi dai protagonisti del vertice.

I cambiamenti climatici richiederebbero azioni drastiche e immediate, per ridurre le conseguenze di un disastro ambientale che l'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi non fa altro che confermare.
La politica internazionale continua a temporeggiare, ed al tavolo di poker del futuro, Stati Uniti, ormai affiancati da Cina, Brasile e India, impongono l'ennesimo rinvio dei negoziati.
L'inutile conferenza di Durban si è conclusa con l'impegno ad intraprendere un percorso negoziale che dovrebbe portare, entro il 2015, all'adozione di misure ancora tutte da definire che diverrebbero comunque vincolanti non prima del 2020.
Un accordo internazionale vincolante che fissi un tetto massimo alle emissioni di gas ad effetto serra per cercare di ridurre le devastanti conseguenze dello stravolgimento climatico può attendere. E' questo il senso delle tante parole che si accompagnano al previsto fallimento della Conferenza sul clima di Durban.
I cambiamenti climatici, indifferenti alle pretese dei politici, continuano ad avanzare ed ogni anno segna ormai nuovi record di eventi metereologici estremi.
Mentre la sudafricana Nkoana-Mashabane si gode la notorietà regalatale dal ruolo di Presidentessa della Conferenza, dichiarando con solennità che la road map negoziale decisa a Durban costituirebbe addirittura una decisione storica, i rappresentanti di tante piccole isole tremano dinanzi alla prospettiva concreta di vederle sommerse dall'innalzamento degli oceani.
La Conferenza di Durban si è chiusa anche con l'approvazione di un Fondo verde annuo da 100 miliardi di dollari gestito dalle Nazioni Unite, finalizzato a sostenere i Paesi poveri nell'adozione di tecnologie verdi. Tuttavia, i rappresentanti dei governi si sono "dimenticati" di accordarsi su chi dovrà finanziare il nuovo fondo.
I Paesi europei e l'Australia hanno annunciato che dal 2013 intendono far partire la seconda fase del Protocollo di Kyoto, definito nel corso della conferenza come un grande successo, nonostante i suoi effetti in termini di riduzione reale delle emissioni siano di fatto stati in buona parte vanificati da veri e propri trucchi contabili resi possibili dalle paradossali applicazioni dei cosiddetti meccanismi flessibili, ed in particolare dalle decisioni europee in materia di emission trading.
alle 00:04
Michel Saini
Buongiorno!
Sono Michel Saini, ingegnere ambentale del Politecnico di Milano, ma da anni vivo in Peru e ho fondato con mia moglie l'associazione ArBio Perú, che lotta (pacificamente) per la conservazione produttiva della foresta amazzonica.
Se potete visitare il nostro sito www.italiano.arbioperu.org e inviarci qualsiasi commento sulla nostra iniziativa, ve ne saremo grati. Chissa', se il progetto vi sembra interessante, magari potremmo diffondere la problematica della deforestazione nella nostra regione in uno sforzo comune.
Saluti
Michel Saini