Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Dinanzi alla crisi, il Presidente della Repubblica Napolitano ha preso in mano la situazione e fissato il percorso che ha portato alla nascita del nuovo governo. E' nata così una delle più strane alleanze della storia d'Italia.
Giorgio Napolitano e Mario Monti sono la nuova coppia impossibile della scena politica italiana.
Due uomini con idee politiche ed economiche talmente lontane da non potersi che definire inconciliabili hanno stretto un'alleanza che gli storici faranno fatica a capire e a spiegare.
Il neoliberista ed il comunista, entrambi espressione di due ideologie bocciate dalla storia, uniti per salvare l'Italia dal disastro provocato proprio dalla goffa applicazione di quelle due ideologie.
Ma le circostanze e l'attitudine italiana al trasformismo possono spesso fare piccoli miracoli.
Mario Monti arriva da una famiglia di banchieri, studia economia alla Bocconi all'epoca in cui era un'Università ristretta a pochi eletti della ricca borghesia, per poi essere indicato da Berlusconi per il ruolo di Commissario Europeo. Già presidente europeo della Trilaterale, influentissima lobby neoliberista e già advisor di Goldman Sachs e Coca Cola, Monti è stato anche membro del comitato direttivo del misterioso gruppo Bilderberg.
Giorgio Napolitano, figlio di un importante avvocato, studia giurisprudenza e si diletta a fare l'attore. Durante l'occupazione nazista, Napolitano entra nella Resistenza e aderisce al marxismo. Terminata la guerra, entra subito nel PCI e già nel 1953 entra in Parlamento come deputato. Inizia così la sua ormai lunghissima carriera politica, funestata dall'incancellabile macchia del suo plauso alla dura repressione sovietica in Ungheria.
Passano gli anni, ed entrambi conquistano ruoli e poltrone di sempre maggior prestigio.
Il comunista, diventato socialdemocratico, ed il neoliberista, irremovibilmente neoliberista, la pensano diversamente praticamente su tutto. Dove Napolitano vede l'imprescindibile ruolo dello Stato, Monti si affida alle proprietà magiche del libero mercato; mentre Napolitano punta il dito contro la grande finanza, Monti se ne lascia coccolare e ne diventa influente consigliere.
Poi nel giro di qualche anno, accade l'impensabile. Arrivato al Quirinale tra le polemiche, bollato come un Presidente della Repubblica troppo compromesso dalle scelte del passato per rappresentare davvero tutti gli italiani, Giorgio Napolitano riesce a guadagnarsene progressivamente la fiducia ed oggi è tra i rappresentanti delle Istituzioni quello che nei sondaggi puo' vantare i migliori livelli di fiducia.
Da parte sua, Monti, profilandosi come l'unica realistica alternativa a Berlusconi, diventa una sorta di figlio adottivo del Terzo Polo e, incredibilmente, anche del Partito Democratico.
Si arriva alla nascita del governo Monti, in larga misura, frutto della volontà del Presidente Napolitano che, dopo qualche anno vissuto tra proclami di circostanza ed una certa accondiscendenza verso i capricci personali di Berlusconi (in particolare la firma del lodo Alfano e della legge sul legittimo impedimento, poi dichiarate incostituzionali), trova la forza e le circostanze per una svolta prima personale e poi istituzionale.
Stando ai sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani ha condiviso le scelte del Presidente e salutato con un certo piacere l'apparente "commissariamento" della politica italiana da parte di un gruppo di tecnici, criticati e criticabili, ma comunque di ben altro spessore umano e di competenze rispetto all'inguardabile schiera di ex ministri del governo Berlusconi.
Forse, è stato questo l'unico autentico miracolo di Berlusconi, unire un comunista ed un neoliberista, facendo passare tutto questo come qualcosa di normale.
alle 14:25
Elio
Da questo accordo è nato un governo fantoccio!!! Ascoltate attentamente questo intervento di Nigel Farage:
http://www.youtube.com/watch?v=oLeTGLeyNvo