Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Le frequenze televisive vanno all'asta. Accolti dal governo gli ordini del giorno di IDV e Lega.
Nel giorno in cui la Camera ha approvato la manovra economica del governo Monti, una piccola grande novità arriva sul fronte delle frequenze televisive.
Il governo Monti ha accolto gli ordini del giorno presentati da IDV e Lega che lo impegnano ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze televisive (il cosiddetto beauty contest) e a indire un'asta pubblica nella quale RAI e MEDIASET, se vorranno assicurarsi le frequenze rimaste libere, dovranno presentare offerte economiche migliori di quelle dei possibili concorrenti.
Per il desolante panorama televisivo italiano, sembra quindi arrivare una piccola novità positiva, anche se il consiglio migliore resta quello di sempre, vivere senza TV.
Col sistema del cosiddetto beauty contest (letteralmente, concorso di bellezza), l'assegnazione delle frequenze del digitale terrestre sarebbe avvenuta gratuitamente, in base ad una valutazione della presunta validità degli acquirenti. RAI e MEDIASET, grazie al loro consolidato duopolio, si sarebbero prese tutto, o quasi tutto, senza spendere un euro.
In questo senso, aveva lanciato ieri un appello anche Michele Santoro con il suo Servizio Pubblico, dichiarandosi pronto ad offrire subito un milione di euro per lanciare l'asta e proclamando di essere sicuro che nell'arco di una settimana l'asta sarebbe arrivata ad almeno cento milioni di euro.
Con l'asta pubblica, c'è la piccola speranza che altri operatori siano in grado di assicurarsi almeno una parte delle frequenze, garantendo un maggior pluralismo all'informazione televisiva.
Resta il grande rammarico di fondo, legato al fatto che le frequenze televisive, invece di essere affittate dallo Stato, sono state prima cedute gratuitamente ed ora messe in vendita.
Per lo Stato, una concessione temporanea delle frequenze con rinnovo periodico delle aste avrebbe procurato un gettito sicuramente maggiore e ricorrente.
Per contro, la tardiva decisione di mettere all'asta le ultime frequenze rimaste, anche nelle migliori delle ipotesi, non frutterà allo Stato piu' di poche centinaia di milioni.