Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La manovra economica del governo Monti ha reintrodotto l'ICI, ora IMU, sulla prima casa. Ma cosa accadrà ai tantissimi immobili di proprietà della Chiesa cattolica?

La manovra economica del governo Monti chiede a tutti, o meglio quasi a tutti, di contribuire alla soluzione della crisi economica italiana.
Con la riforma delle pensioni e l'aumento dell'IVA, la reintroduzione dell'ICI, è uno dei provvedimenti più impopolari della Manovra Monti.
In particolare, la reintroduzione dell'ICI sulla prima casa, che d'ora in poi si chiamerà IMU, riapre la questione di chi deve pagare la nuova tassa, infiammando il dibattito sulle esenzioni previste dalla legge.
Il patrimonio immobilare della Chiesa ammonta a circa 50'000 edifici, 30'000 dei quali senza finalità di culto. Oggi, in base alle regole vigenti, la Chiesa deve pagare l'ICI sugli immobili, a meno che essi non abbiano esclusivamente finalità commerciali. A stabilire, di volta in volta, se un immobile abbia esclusivamente finalità commerciali, sono i Comuni e le Commissioni tributarie. Ed è proprio nel corso di queste procedure di accertamento che i pochi tentativi dei Comuni di far pagare l'ICI anche alla Chiesa s'infrangono sui no delle Commissioni tributarie.
Mentre il Concordato tra Stato e Vaticano esclude espressamente la tassazione degli immobili della Chiesa che siano destinati ad attività di culto, le leggi italiane hanno poi esteso il regime delle esenzioni, includendovi anche quelli destinati ad attività almeno parzialmente non commerciali, e ritenute quindi benefiche o comunque meritevoli di un trattamento privilegiato. L'esenzione si applica anche agli immobili di altre confessioni religiose o di carattere laico, che abbiano tali finalità non esclusivamente commerciali.
E' impossibile stimare con precisione a quanto possa ammontare il minor gettito annuale derivante dal mancato pagamento dell'ICI da parte della Chiesa cattolica, ma si tratta verosimilmente di alcune centinaia di milioni di euro l'anno, forse un miliardo di euro.
Il tema del pagamento dell'ICI da parte della Chiesa cattolica suscita un dibattito accesissimo perché fa riemergere il perenne scontro tra clericali e anticlericali.
Al di là delle nebbie di guerra prodotte dallo scontro ideologico, il vero nodo è tutto nelle sfortunate parole scelte per stabilire quando la Chiesa deve o non deve pagare l'ICI. Il riferimento all'esenzione per quegli immobili che non abbiano "finalità esclusivamente commerciali" rende di fatto non tassabili un gran numero di immobili che svolgono contemporaneamente attività caritatevoli e commerciali, anche se le seconde sono prevalenti. Inoltre, l'attuale normativa si presta ad essere facilmente aggirata, essendo sufficiente prevedere una piccola attività accessoria a quelle commerciali per escludere del tutto l'assoggettabilità all'ICI.
Su questo nodo, l'Unione Europea offre un quadro normativo piuttosto semplice e chiaro: le attività commerciali, indipendentemente da chi le svolga, devono essere trattate dagli Stati allo stesso modo; qualsiasi esenzione o privilegio costituisce una lesione dei principi di concorrenza in materia di offerta di beni e servizi ed un aiuto di Stato illecito a meno che la Commissione europea non abbia concesso una sua specifica autorizzazione.
Chi sostiene che già oggi gli immobili della Chiesa con finalità commerciali sono soggetti all'ICI, racconta solo una verità parziale, esattamente come chi sostiene che oggi la Chiesa sia del tutto esentata dal pagamento delle tasse.
Per porre fine ai privilegi della Chiesa in materia di ICI, si potrebbe mantenere l'esenzione solo per quegli immobili, da chiunque detenuti, che non abbiano finalità commerciali.
Nel caso di immobili con destinazione mista, non dovrebbe essere difficile escogitare un sistema di calcolo che commisuri l'ICI dovuta, in base al peso effettivo delle attività commerciali esercitate.
Cio' detto, c'è pero' da fare anche una considerazione magari impopolare. Se è ovvio che sui suoi immobili commerciali la Chiesa dovrebbe pagare le tasse come chiunque altro, si deve riconoscere che, piaccia o no, la Chiesa cattolica svolge attività sociali fondamentali su tutto il territorio nazionale, spesso sopperendo alle gravi lacune del sistema assistenziale statale.
Poveri e poverissimi, famiglie in difficoltà, giovani e anziani senzatetto trovano nella Chiesa cattolica quell'aiuto, magari anche piccolo, che i Comuni non sono quasi mai in grado di offrire. Sotto il profilo dell'assistenza ai poveri e ai senzatetto, lo Stato italiano fa pochissimo e spesso neppure quello.
Le attività commerciali della Chiesa servono anche a finanziare le attività benefiche. E' probabile che, dovendo pagare l'ICI, una parte di queste attività siano destinate a cessare o ad essere fortemente ridimensionate: se cosi' sarà, lo Stato avrà la forza ed il senso di responsabilità per sopperire alle proprie mancanze e fornire quelle strutture di accoglienza e quei servizi di supporto che oggi sono in buona parte garantite dalla supplenza delle parrocchie e delle associazioni cattoliche?
Se si rastrellassero ogni anno i 13 miliardi di euro che un sottogoverno confessionale continua a donare alla Città del Vaticano, sottraendoli con la menzogna dalle tasche della povera gente, se si recuperassero tutti gli introiti dell’ICI (il valore degli immobili vaticani ammonta per difetto a 30 miliardi di euro), la smetteremmo di parlare di debito pubblico (altra bufala) , di crisi delle pensioni, di tagli ai rinnovi contrattuali, alla sanità, alla scuola pubblica, all’arte, alla musica e allo spettacolo… Grazie a Berlusklaun il Vaticano, il più ricco Stato del Mondo, non paga più neppure l’ICI, i suoi monumenti privati sono ristrutturati con le tasse imposte ai lavoratori italiani, e gli istituti cattolici sono finanziati con i soldi di noi tutti, non con le offerte dei fedeli o delle aziende di Berlusconi, abbastanza ricche da permetterselo. Siamo il solo caso nel mondo in cui una popolazione multirazziale e multiconfessionale deve obbligatoriamente versare i propri contributi per farsi indottrinare. Atei, non credenti, agnostici, musulmani, ebrei, protestanti ed induisti, le cui tasse statali sono devolute molto benignamente ad una ideologia religiosa che li combatte accanitamente e che se potesse tornerebbe ad accendere nuovi roghi! È come se gli Italiani – il paragone non vi sembri forzato – fossero costretti a finanziare l’Iran per lasciarsi plagiare: è la stessa identica cosa, anche se sembra assurda. Ma come ha detto qualcuno: “Il Vaticano è uno stato! L’Italia no!”. DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni), giugno, 2010.
517 pagine, 130 immagini, € 25
http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH246200038
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-religione-che-uccide.php
http://shop.nexusedizioni.it/libri_editi_da_nexus_edizioni_la_religione_che_uccide.html
alle 15:33
rankxerox
Una sola riflessione, se siamo finalmente o giustamente arrivati a far pagare la curia, a che debito siamo veramente e quindi, che cosa aspetta ancora ai cittadini che abitano il territorio nazionale?