Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La manovra finanziaria del governo Monti sta per essere approvata. Un'altra manovra sarebbe stata possibile con un governo libero dalle caste e in grado di dare risposte vere su come ridurre la spesa pubblica e tassare in modo più equo gli italiani

La manovra finanziaria del governo Monti sarà presto approvata e dopo le ultimissime modifiche non sembra esserci più spazio per ulteriori correttivi.
La manovra Monti è fondata in gran parte su più tasse e solo per un terzo sulla riduzione della spesa pubblica.
E' questo il suo difetto più grave, ed è figlio del sistema clientelare che domina il Paese, dove un gran numero di caste bloccano le misure di dimagrimento dell'enorme macchina statale.
Un'altra manovra sarebbe stata possibile con un governo meno incatenato ai paletti del passato, capace di essere qualcosa di più della faccia migliore della casta, e quindi in grado di dare risposte reali su come ridurre la spesa pubblica e tassare in modo più equo gli italiani.
1. Imposta di successione
Scriveva Luigi Einaudi, uno dei padri del liberalismo, che la successione ereditaria è uno dei maggiori ostacoli alla pari opportunità tra i cittadini.
Per Einaudi, l'imposta di successione dovrebbe letteralmente falcidiare quell'eccedenza dei patrimoni che superi quanto necessario ad una vita dignitosa per il coniuge e gli eredi fino al compimento della maggiore età.
In Italia, l'imposta di successione è stata abolita dal governo Berlusconi e poi reintrodotta dal governo Prodi. Essa è pari, per il coniuge ed i figli del defunto, al 4% del valore del patrimonio ereditato superiore al milione di euro per ogni beneficiario. Se il valore dei beni ereditati è inferiore ad un milione, non è dovuta nessuna imposta di successione. Comunque esenti i titoli di Stato.
I patrimoni ereditati sono una delle principali cause di diseguaglianza sociale in Italia. Anche senza arrivare alle idee di Einaudi, non si capisce perché non abbassare la soglia d'imponibilità almeno a 750.000 euro e non prevedere un'aliquota almeno al 10%, soprattutto quando il patrimonio ereditato comprende valori mobiliari sufficienti a coprire il costo dell'imposta.
2. Accise su tabacco e alcolici
Qualche anno fa, i fumatori che volevano risparmiare andavano a fare scorta di sigarette e sigari in Svizzera, dove un pacchetto costava decisamente meno. Oggi, sono gli svizzeri che vanno a comprare le sigarette in Italia, perché, complice anche il rafforzamente del franco, la situazione si è letteralmente capovolta. Prendendo una marca esempio dal costo di 4.90 euro al pacchetto in Italia, scopriamo che essa costa l'equivalente di 6.20 euro in Svizzera. Ben 1.30 euro di differenza rispetto ad un recente passato nel quale il rapporto era inverso.
In Italia, 12 milioni di persone fumano qualcosa come 170 milioni di sigarette al giorno, equivalenti a 8.5 milioni di pacchetti. In un anno, si tratta di 3 miliardi e 100 milioni di pacchetti di sigarette. Basterebbe riportare il prezzo italiano almeno ai livelli di quello svizzero per far incassare allo Stato un gettito aggiuntivo di 4 miliardi di euro all'anno.
Un discorso simile si può fare per gli alcolici. Nel 2004 si stimava che in Italia si bevono, ogni anno, 3 miliardi di litri di vino, 2 miliardi di litri di birra, 60 milioni di litri di superalcolici e 500 milioni di litri tra spumanti e liquori, per un totale di circa 5 miliardi e mezzo di litri di bevande alcoliche. Un aumento delle tasse commisurato al tasso alcolico, già soltanto di 20 centesimi al litro, porterebbe allo Stato almeno un miliardo di euro di nuove entrate.
Senza fare follie, solo dalla maggior tassazione di beni di consumo non necessari, non solo dannosi per la salute ma anche per la sicurezza pubblica, si potrebbero recuperare ogni anno 5 miliardi di euro.
4. Fusioni comunali
Uno dei drammi dell'Italia è l'abitudine a voler coltivare un eccessivo localismo. La Germania, che è uno Stato federale, sul suo territorio ha circa 1.500 Comuni con 80 milioni di abitanti. L'Italia, che di abitanti ne ha appena 60 milioni, di Comuni ne ha invece più di 8.000, con il loro sindaco, le loro magari limitate strutture comunali e le loro spese spesso del tutto insensate. La spesa dei Comuni ammonta complessivamente a circa 80 miliardi di euro, di cui quasi la metà è utilizzata non per offrire servizi ai cittadini, ma per il mantenimento del personale e delle burocrazie comunali. Basterebbe modificare le attuali norme in materia di aggregazioni comunali ed imporre la fusione dei piccoli Comuni adiacenti per risparmiare ogni anno un certo numero di miliardi, difficile da quantificare oggi ma sicuramente considerevole. Le fusioni consentirebbero non solo di risparmiare, ma anche di avere Comuni più efficienti ed omogenei rispetto all'evoluzione territoriale, accorciando anche i tempi di molti progetti intercomunali oggi spesso paralizzati dai veti e dai personalismi che regnano nelle amministrazioni dei Comuni coinvolti.
5. Gli immobili dello Stato in disuso
Gli immobili dello Stato abbandonati a se stessi sono una delle vergogne di questo Paese. Non ci sono dati ufficiali, ma solo stime che oscillano tra i 500.000 ed i 900.000 edifici. Facendo finta di dimenticare che tra essi ci sono anche straordinari palazzi storici, ipotizziamo un valore medio di mercato, al netto dei costi stimabili per le ristrutturazioni, di 100.000 euro per immobile. Arriviamo a qualcosa come 50 miliardi di euro. E' evidente che lo Stato ha un eccesso di proprietà immobiliari di cui non sa che farsene ed una più limitata disponibilità di edifici che varrebbe ancora la pena destinare ad un qualche uso pubblico. Non si capisce perché non vendere il resto ai privati.
6. Acquisti di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione
Il cittadino, quando deve effettuare un acquisto di qualsiasi tipo, cerca di risparmiare e trovare la migliore offerta per qualità e prezzo.
La Pubblica Amministrazione sembra invece riuscire a fare sempre l'esatto contrario, trovando il modo, anche e soprattutto negli appalti pubblici, di spendere più del dovuto. Per le grandi imprese, fare affari con lo Stato è sempre un grande affare, tanto che pur di accaparrarsi una commessa sono spesso pronte a spendere milioni in tangenti. Reagan diceva che per rendere efficiente la spesa pubblica, occorre "affamare la belva". Ma in Italia, quei 140 miliardi di euro destinati agli acquisti della Pubblica Amministrazione hanno una distribuzione assolutamente sbilanciata: ci sono questure senza i soldi per la benzina delle vetture di servizio e magistrati costretti a lavorare su computer d'epoca, e poi ci sono i clamorosi sprechi di moltissimi enti che riesconoa spendere 50.000 euro per una consulenza esterna che ne vale al massimo 5.000. Ancora una volta si potrebbero risparmiare miliardi.
7. Tassa su discoteche, night club e locali notturni
In tempi di crisi, non è mai una buona idea aumentare imposte come l'IVA che deprimono i consumi anche di beni necessari come cibo e vestiario. Soprattutto quando si potrebbe andare a recuperare le risorse necessarie dai consumi voluttuari. Dal Billionaire ai locali di lap dance, dalle più normali discoteche ai bordelli mascherati da night club, quanti sono i frequentatori nell'arco di un anno? Si parla di 300 milioni di ingressi all'anno, Anche qui, se si tratta di recuperare i soldi dove è possibile e non troppo pregiudizievole, un'imposta di un euro a ingresso è senz'altro preferibile a molte delle misure previste nella manovra finanziaria del governo Monti.
Ci sono poi, ma almeno ogni tanto se ne parla, gli scandalosi costi della politica, i contributi pubblici all'editoria, i finanziamenti a pioggia alle imprese, le grandi opere mai compiute, le assurde spese militari, le mancate liberalizzazioni, le mancate privatizzazioni, su cui ancora una volta si è deciso di non intervenire, o lo si è fatto in modo troppo timido.