Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Pensioni di anzianità e di vecchiaia: nel 2011 italiani in pensione in media a 60 anni con assegni medi di 1'930 euro per i lavoratori dipendenti. Praticamente il doppio di quanto guadagnano quel 67% di giovani italiani che hanno un posto di lavoro.
Nel clima infuocato del dibattito sulla riforma delle pensioni elaborata dal ministro Fornero e dal governo Monti, l'INPS ha reso noti oggi i dati sull'età di effettivo pensionamento nei primi 10 mesi del 2011. Le pensioni 2011 sono state finora riconosciute a donne e uomini con un'età media di 60,2 anni.
In dettaglio, nei primi 10 mesi del 2011 sono andati in pensione 224.241 persone: 136.015 con la pensione di anzianità ed un'età anagrafica media di 58,7 anni, e 88.226 con la pensione di vecchiaia ad un'età media di 62,7 anni.
Rispetto al 2010 l'età media delle pensioni di anzianità è in leggero aumento, da 58,6 a 58,7 anni. Considerando anche le pensioni di vecchiaia, l'età media è invece scesa da 60,4 a 60,2 anni.
Per i lavoratori dipendenti l'età effettiva del pensionamento è stata di 59,7 anni, per gli autonomi è stata invece di 61,1 anni.
Quanto all'entità degli assegni delle pensioni di anzianità, essa è in media pari a 1'930 euro per i lavoratori dipendenti e 1'235 euro per i lavoratori autonomi.
In base a questi dati, il Presidente dell'INPS Mastrapasqua ha affermato che l'Italia è ancora lontana dall'età di pensionamento effettiva in vigore negli altri Paesi europei e che l'aumento dell'età del pensionamento per le pensioni di anzianità è ancora troppo lento.
Sono dati comunque sorprendenti soprattutto per l'entità delle pensioni medie, molto superiori ai salari medi percepiti dai giovani.
E' il segno di una questione generazionale ancora sottovalutata. Se chi lavora percepisce stipendi inferiori al valore delle pensioni medie, in un Paese che vive peraltro una gravissima crisi demografica, è evidente che il sistema previdenziale non è né autosufficiente, né sostenibile.
Quel che tuttavia i dati statistici medi non dicono, è che c'è un'enorme disparità tra le pensioni di chi incassa di piu' e quelle di chi incassa di meno.
In un Paese con una maggior vocazione alla solidarietà intra e intergenerazionale, la riforma delle pensioni sarebbe maggiormente orientata all'equità sociale. Il previsto passaggio al sistema contributivo pro-rata, col progressivo innalzamento dell'età del pensionamento ed il probabile blocco dell'adeguamento degli assegni al costo della vita, non fa nessuna distinzione tra pensioni ricche e pensioni povere.
La mancanza di un adeguato schema redistributivo nel calcolo delle pensioni è uno dei grandi nodi che il governo Monti sembra aver deciso di non affrontare.
In quest'ottica, un Paese solidale non farebbe troppa fatica a porre un serio tetto massimo alle pensioni d'oro accompagnandolo alla redistribuzione del capitale rimanente tra i pensionati costretti invece a vivere con pensioni da fame.
alle 23:37
nicola
il 3 aprile compio 60 anni è con 40 anni di contributi artigianale, sono disoccupato,
con problemi di saluti.
quando andrò in pensione grazie.
nicola