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Recessione: PIL in calo nel terzo trimestre del 2011

Mercoledì 21 Dicembre 2011, 11:55 in Consumi e sprechi, Economia e Globalizzazione, Filosofie, Storia di

L'Italia è in recessione, come nel periodo 2008-2009. Cala il PIL e scendono i consumi. Ma perché il PIL dovrebbe continuamente crescere e com'è possibile che i consumi aumentino sempre in un sistema chiuso come l'economia mondiale?

crescita economica

La crisi economica manda l'Italia in recessione. Nel terzo trimestre del 2011, dati ISTAT, il PIL è sceso dello 0,2% ed il calo è praticamente certo anche per gli ultimi tre mesi dell'anno.

E' solo l'inizio di una recessione che proseguirà almeno fino al 2013 e che colpirà tutti i Paesi dell'Europa occidentale, Germania e Svizzera incluse.

Ma cos'è la recessione? Quali le conseguenze? E perché il calo del PIL scatena così tante inquietudini e paure?

Nel lungo periodo, a meno di colonizzare nuovi pianeti, siamo condannati ad una recessione permanente, sempre che non ci "salvi" prima la fine del mondo profetizzata dai Maya.

In teoria, la definizione di recessione chiama in causa quella situazione nella quale la produttività reale è inferiore alla capacità produttiva del sistema economico. Se si produce troppo poco rispetto a quanto si potrebbe, significa che ci sono risorse e potenzialità, inespresse e inattive, e che occorre che la politica economica dei governi intervenga per rilanciare la crescita.

Ma come misurare questo rapporto tra potenzialità e economica reale? E quali sarebbero gli elementi costitutivi di questa potenzialità? Nessuno è stato capace di elaborare strumenti tecnici in grado di determinare e misurare con esattezza questi valori.

Così, ci siamo abituati ad usare il PIL, il cosiddetto Prodotto Interno Lordo. La recessione economica è valutata in base al suo andamento, secondo il dogma di una necessaria crescita infinita: il PIL dovrebbe aumentare ogni anno, sempre, e più cresce meglio è per tutti.

Per convenzione, si ritiene che un Paese sia in recessione quando per due trimestri consecutivi si registra un calo del suo PIL.

Si sostiene che, se cresce la popolazione, migliorano le tecnologie, si facilitano gli scambi commerciali ed aumentano i bisogni individuali, anche il PIL deve assolutamente crescere.

I PIL nazionali non considerano mai l'effetto di appiattimento delle economie prodotto dalla globalizzazione con l'esplosione delle produzioni di Cina, India, Brasile e Turchia che stanno sostituendo quelle nazionali. Men che meno tiene conto dell'evidenza che la torta della ricchezza globale, monetaria e non monetaria, tende sempre a diminuire e mai ad aumentare, perché, come insegna la bioeconomia, il capitale naturale si impoverisce più rapidamente di quanto sappia rigenerarsi, e noi, volenti o nolenti, dipendiamo indissolubilmente dalle risorse della Terra.

Nel nostro modello economico, si deve crescere per non morire. Deve crescere la produzione, e devono aumentare i salari ed i consumi.

Cos'è il PIL e come si calcola. Semplificando, il PIL indica in termini monetari la somma complessiva dei consumi registrati in un definito ambito territoriale. La nozione di "consumi" è in questo senso molto ampia. Il PIL considera tutte le transazioni, poco importa se esse siano positive o negative per una società. Catastrofi naturali, terremoti, malattie, rapine accrescono il PIL, esattamente come l'aumento dei consumi di latte o la costruzione di una nuova ferrovia. Il PIL è indifferente al valore sociale di una transazione economica e le contabilizza tutte, purché siano monetizzate o monetizzabili. Non da ultimo, il PIL non dà alcun peso all'evoluzione del capitale naturale e dei patrimoni artistici e architettonici di un Paese, se non nella misura in cui producano un qualche tipo di reddito.

Facciamo due esempi: uno ancorato al passato ed uno proiettato sul futuro.

Nel 2008, il PIL italiano era calato, ma i livelli occupazionali erano cresciuti, mentre nei primi due trimestri del 2011 il PIL è salito, seppur di poco, e la disoccupazione è aumentata.

Ora, ipotizziamo che tra trent'anni, l'evoluzione della specie umana porti alla nascita di bambini in grado di comunicare telepaticamente. Nel giro di pochi decenni, tutta l'umanità svilupperebbe questa facoltà ed il PIL collasserebbe, perché gran parte dell'industria delle comunicazioni diverrebbe inutile. Qualcosa di simile accadrebbe se si scoprisse come effettuare il teletrasporto delle merci e delle persone magari a basso costo, o più semplicemente se si debellassero la maggioranza delle malattie o si trovasse il modo di produrre qualsiasi tipo di cibo istantaneamente attraverso un qualche piccolo apparecchio domestico.
Il PIL crollerebbe ma vivremmo tutti molto meglio di oggi.

Come indicatore della salute di un Paese, il PIL è quindi decisamente uno strumento grezzo e scarsamente affidabile, e del resto la stessa Commissione Europea ormai da anni sta studiando nuovi indicatori economici che possano misurare meglio la situazione economica europea. Se n'è accorta addirittura anche, incredibile a dirsi, la Banca Mondiale con la pubblicazione del saggio "Dov'è la ricchezza delle nazioni".

Difficile dire se si uscirà da questa recessione, di certo ne arriveranno altre molto peggiori quando il dogma della crescita infinita andrà a sbattere contro la sua ontologica assurdità.

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