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Vertice UE: nasce l'unione fiscale europea

Venerdì 9 Dicembre 2011, 07:24 in Economia e Globalizzazione, Politica italiana di

Il Vertice UE ha portato nella notte alla nascita dell'unione fiscale europea. Ne faranno parte, per il momento, tutti i Paesi dell'Eurozona e gran parte dei Paesi che ancora non hanno adottato l'Euro. Restano fuori Gran Bretagna e Ungheria.

unione fiscale europea

I governi dei Paesi dell'Unione Europea hanno trovato l'accordo per la nascita di un'unione fiscale europea, per rispondere alla crisi economica e soprattutto per affrontare finalmente la grande anomalia di un sistema Europa pienamente integrato nella realtà dei commerci, ma ancora lontano da quell'unità politica pianificata 60 anni fa dai vari Schuman, Monnet, Adenauer e De Gasperi.

La decisione è arrivata dopo intense trattative, protrattesi per qualcosa come dieci ore, a causa dell'irremovibile opposizione britannica.

Tuttavia, sarà un'Europa a due velocità. Il governo britannico di Cameron ha detto NO all'unione fiscale e sarà fuori dal nuovo sistema com'è fuori dall'Euro.

NO anche da parte dell'Ungheria, ormai prigioniera dell'estrema destra di governo e che rischia in pochi mesi, dopo l'entrata in vigore della sua incredibile nuova Costituzione, di finire fuori anche dall'Unione Europea.

Nelle prossime ore, i governi di Italia, Francia e Germania cercheranno di convincere il premier britannico a ritornare sui suoi passi, ma lo scenario di un'Europa a due velocità appare ormai sempre più consolidato.

SI all'unione fiscale, oltre che dai Paesi dell'Eurozona, anche da Danimarca, Polonia, Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania. E probabile SI anche da Repubblica Ceca e Svezia che dovranno richiedere prima il via libera dei loro Parlamenti per poter sedere ai tavoli dei negoziati.

La realizzazione dell'unione fiscale è una buona notizia per l'europeismo, anche se giunge solo a causa di una grave crisi economica che probabilmente non avrebbe mai raggiunto questi livelli se questa decisione fosse stata adottata già dieci anni fa.

Se la Germania, nonostante le sue obiezioni, ha comunque accettato l'unione fiscale, la Gran Bretagna ha privilegiato gli interessi della propria piazza finanziaria, tra le più avventurose del mondo e corresponsabile, con i suoi vizi, dell'aggravamento della crisi economica. Nicolas Sarkozy è stato durissimo con la Gran Bretagna, definendone le posizioni come inaccettabili e accusandola di essere responsabile della nascita di un'Europa a due velocità per il suo oltranzismo nel voler difendere la libertà di speculare degli operatori finanziari britannici. Cameron ha replicato, richiamando i principi britannici sulla libertà dei mercati ed il libero scambio nella piazza finanziaria.

Dal vertice della notte, arrivano nuove regole sul rigore dei conti pubblici con il pareggio di bilancio che potrà essere eluso per al massimo lo 0.5% del PIL.
Al contempo, è stato deciso un rafforzamento del fondo Salva-Stati. L'ESM entrerà in funzione a partire dal prossimo giugno, sarà gestito dalla BCE e, a differenza dell'attuale EFSF, sarà un fondo permanente. Tuttavia, per il momento, il nuovo ESM non potrà operare come una vera e propria istituzione creditizia, e questo a causa dell'opposizione della Germania.

Quanto agli Eurobond, se ne riparlerà approfonditamente al vertice di giugno, quanto Mario Monti e Nicolas Sarkozy dovranno tentare di convincere Angela Merkel della necessità di ricorrere anche a questo strumento.

L'Europa a due velocità non deve essere necessariamente considerata una brutta notizia. Chi non crede ad un'Europa unita, dovrebbe avere il coraggio di trarne le necessarie conseguenze, senza tentare sistematicamente di tenere un piede in due scarpe e senza mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole fare qualche progresso verso il futuro.

L'unione fiscale europea muove quindi i suoi primi passi e sarà essenziale verificare attraverso quali regole tecniche e quali procedure sarà progressivamente implementata. Per il momento, si tratterà soprattutto di creare quelle regole comuni sui conti pubblici che sono essenziali per la nascita di un vero federalismo europeo.

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