Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Aumento del prezzo delle sigarette nel decreto Milleproroghe. I numeri della tassazione delle sigarette ed i possibili ricavi per lo Stato.
L'aumento del prezzo delle sigarette figura nel decreto Milleproroghe su cui oggi il governo Monti porrà probabilmente la questione di fiducia.
Il rincaro delle accise sulle sigarette è previsto come mezzo per sostenere finanziariamente le misure sulle pensioni in favore dei lavoratori precoci e sostituisce di fatto i previsti aumenti delle aliquote contributive che gravano sui lavoratori autonomi.
Ancora non è ben chiara l'entità degli aumenti, ma è comunque possibile svolgere alcune osservazioni.
Anzitutto, occorre riepilogare i dati sulle tasse che gravano sul prezzo delle sigarette: IVA, accise ed eventualmente dazi d'importazione.
Oggi, questa è la composizione del prezzo di un pacchetto di sigarette dal costo medio-basso di 4.20 euro: 2.45 euro di accisa, 73 centesimi di IVA, 42 centesimi al tabaccaio e 60 al produttore-distributore.
Il 75% del prezzo delle sigarette va allo Stato.
Si stima che oggi in Italia, ci sono 12 milioni di fumatori che consumano qualcosa come 170 milioni di sigarette al giorno, equivalenti a 8.5 milioni di pacchetti.
Nel 2010, sono state fumate, al netto del contrabbando, 87 miliardi di sigarette equivalenti a 4.37 miliardi di pacchetti, ed i ricavi per lo Stato hanno superato i 10 miliardi di euro.
In primis, è opportuno ritornare sulla questione etica nel rapporto tra regolamentazione pubblica dei prezzi di taluni prodotti (come alcol, tabacchi e sigarette), proibizionismo, antiproibizionismo, salute e redditività per lo Stato. E' ricorrente l'affermazione per la quale, se uno Stato considera dannosi per la salute alcuni prodotti, dovrebbe, sic et simpliciter, vietarne la commercializzazione, aggiungendo che in fin dei conti, droghe leggere come la cannabis non fanno più male di alcol e tabacchi. Si può obiettare che, in uno Stato dalle ambizioni liberali, è il cittadino che deve essere lasciato libero di decidere in autonomia il suo stile di vita. Ma si può anche eccepire che le scelte individuali dei singoli, se poco salutari, finiscono col pesare su tutta la collettività in termini di maggiori costi per il sistema sanitario nazionale.
La scelta di tenere il prezzo delle sigarette al di sopra di quello di mercato è sostanzialmente compromissoria: in linea di principio, lo Stato tassa le sigarette, per ridurne il consumo ed al contempo conseguire un gettito utile al finanziamento dei servizi offerti al cittadino; non le vieta perché riconosce al cittadino il diritto di fare le proprie scelte.
In secondo luogo, la scelta di finanziare le pensioni attraverso un aumento del prezzo delle sigarette ripercorre uno dei vizi originari del sistema finanziario statale, ovvero la rinuncia alla tendenziale autonomia finanziaria dei singoli settori o funzioni della spesa pubblica. In quest'ottica, i pedaggi autostradali dovrebbero finanziare esclusivamente manutenzione e lotta all'inquinamento, le pensioni dovrebbero essere pagate solo con i contributi versati, ed i trasporti pubblici con il prezzo del biglietto, le tasse sui carburanti e gli altri balzelli sull'inquinamento da traffico. Da questo punto di vista, sarebbe più logico ed equo destinare gli introiti dell'aumento del prezzo delle sigarette integralmente al finanziamento del sistema sanitario nazionale, ma già oggi il 25% di tali somme vanno a finire altrove.
In Italia, le forze politiche, fatta la sola eccezione dei radicali, sono tradizionalmente concordi nel ritenere ovvia la tassazione delle sigarette al fine di finanziare la macchina statale e per incoraggiare i fumatori a smettere, anche se è evidente che se questi smettessero tutti di fumare lo Stato subirebbe un calo notevolissimo delle proprie entrate, più di 10 miliardi annui ovvero un più di un quarto di tutta la manovra economica "lacrime e sangue" varata alla fine dello scorso anno dal governo Monti.
E' piuttosto paradossale che una quota tanto importante del bilancio pubblico sia dipendente dalla dipendenza al vizio del fumo di tanti italiani.
Premessa la profonda contraddittorietà delle politiche pubbliche italiane in materia di fumo da sigarette, tabacchi ed alcolici, peraltro comune alla stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, è tuttavia anche evidente che, in un momento di crisi e sacrifici per tutti (o meglio, quasi tutti), l'aumento del prezzo delle sigarette finisce con l'essere non solo accettabile, ma per molti versi un atto dovuto.
Negli ultimi anni, il prezzo delle sigarette in Italia è aumentato più lentamente che nei Paesi vicini. Per molto tempo, i lombardi si sono abituati ad andare ad acquistare le sigarette nella vicina Svizzera, dove i prezzi delle sigarette e della benzina erano notevolmente più bassi. Poi, questa convenienza, complice l'evoluzione del cambio franco-euro, si è prograssivamente attenuata fino ad invertirsi. E se pochi anni fa un pacchetto di sigarette costava meno in Svizzera che in Italia, oggi una marca esempio dal costo di 4.90 euro al pacchetto in Italia, costa l'equivalente di 6.20 euro in Svizzera con ben 1.30 euro di differenza rispetto ad un recente passato nel quale il rapporto era inverso. Se il prezzo italiano fosse riportato ai livelli di quello svizzero, lo Stato otterrebbe un gettito aggiuntivo di oltre 4 miliardi di euro all'anno. Con un aumento di 25 centesimi al pacchetto, potrebbero arrivare risorse per non meno di un miliardo di euro.
Parafrasando il grande Alberto Sordi, finché c'è fumo, c'è speranza.
LINK UTILI:
Milleproroghe 2012: l'aumento delle sigarette salva le pensioni.
Decreto Liberalizzazioni: arriva il Sì del Consiglio dei Ministri.
Scusa non è meglio ridurre i 600 mila euro annui di manganelli oppure perseverare nella lotta all'evasione (vedi blitz di questi giorni)? Il problema comunque è che se vai ad aumentare sigarette e altro non fai che invogliare (vedi Friuli venezia Giulia) a far ricorso più frequentemente della vicina Slovenia (Marlboro a 26 euro la stecca senza contare la benzina e prodotti correlati quali abbigliamento e alimentari e non ultimo sostanze alcoliche tax free), con conseguente calo di introiti (tabaccai e negozianti regolari in FVG) sia per l'economia locale che per lo Stato ben superiori ai 4 miliardi annui.
Flavio, ho scritto "riportato", perché in Svizzera le sigarette per lungo tempo costavano molto meno che in Italia. E questo quando le differenze nel potere d'acquisto erano maggiori di adesso.
In ogni caso, meglio tassare le sigarette e gli alcolici che i beni di prima necessità
Ma che caspita di percentuali fai?
"...4.90 euro al pacchetto in Italia, costa l'equivalente di 6.20 euro in Svizzera...Se il prezzo italiano fosse riportato ai livelli di quello svizzero, lo Stato otterrebbe un gettito aggiuntivo di oltre 4 miliardi di euro all'anno. ".
Una commessa in Italia prende meno di 900.00 € al mese una commessa Svizzera prende 2.705.00 €, la differenza di 1.30 € sono noccioline per un pacchetto di sigarette.
E non parliamo di altre agevolazioni, se lo Stato vuole eguagliare tutti i prezzi alla media Europea prima eguagli i vari stipendi.
(perdità complessiva una manovra e mezza economica "lacrime e sangue")
Sono nato nel 1953: la classe degli "sfigati".
Avrei dovuto andare in pensione nel 2010 ( quota 92 ).
Con le varie riforme ( Maroni- 2004 e Fornero- 2011) sono costretto ad andare nel 2018 ( se non fosse stata abolita: QUOTA 108 ) e tutto questo "alla faccia dell'abolizione dello SCALONE, così tanto pubblicizzata nel 2007.
Questo perché, in forza della convinzione in voga negli anni '60, invece di andare a lavorare dopo le medie, ho preferito diplomarmi, pensando ( col senno di poi sbagliando), che avrei potuto avere una "vita migliore".
Chiedo: è in questa prospettiva che i "professori" al governo intendono invogliare i giovani ad impegnarsi seriamente nello studio ?
Va bene un piccolo aumento. Ma ora chi non è extra ricco non può nemmeno morire di che cavolo gli pare???
Tassiamo anche le patatine fritte, la nutella ed altro.
Ma possiamo un po' godercela questa vita o solo pochi eletti possono?
Poi, sapete che schifezze danno da mangiare nelle mense scolastiche?
Quanti bambini si ammalano di salmonella?
Se è una questione etica... rivediamo la politica.
alle 16:27
stella123
Su ebay annunci ho trovato un signore nella mia zona che vendeva una sigaretta elettronica con la confezione da 9 filtri (soltamente sono 10)...la vende perchè l'ha acquistata e poi, dopo aver "scaricato" un filtro l'ha chiusa in un cassetto.... Porverò anche questa, chissà se andrà bene :)
Qualcuno l'ha provata? funziona?