blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Cosa sono le liberalizzazioni ?

Martedì 10 Gennaio 2012, 12:00 in Economia e Globalizzazione, Politica italiana di

Liberalizzazioni e governo Monti: perché convengono ed a quali condizioni aiuterebbero l'economia italiana. Liberalismo, liberismo ed esternalità.

Immagine di anteprima per monti_napolitano_manovra.jpgLe liberalizzazioni sono, insieme alla riforma del lavoro, i punti prioritari della fase 2 del governo Monti.

Cosa sono le liberalizzazioni? Letteralmente, in una prima accezione liberalizzare significa "rendere libero", eliminando vincoli e limiti introdotti in passato nella legislazione di uno Stato. Nell'uso corrente e politico, le liberalizzazioni sono essenzialmente il processo di adeguamento della regolamentazione di un settore economico ai principi del liberalismo.

In questa seconda e più accurata accezione, le liberalizzazioni implicano la cancellazione di tutti quei limiti all'esercizio di un'attività economica, presenti in un sistema-Paese ma non giustificabili secondo i principi del liberalismo.

Ma che cos'è il liberalismo? Non ne esiste una definizione univoca. Storicamente, il liberalismo nasce a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo come concettualizzazione delle aspirazioni della borghesia nei confronti dei privilegi di casta delle monarchie e delle aristocrazie. Il cuore del liberalismo è costituito dai concetti di libertà e autonomia individuale; il liberalismo si sviluppa da una costola dell'illuminismo, e da esso traggono ispirazioni anche i concetti moderni di democrazia e laicità dello Stato.
Nei fatti, il liberalismo ha rappresentato anche il passaggio del potere dai vecchi regimi di stampo essenzialmente aristocratico ai nuovi regimi democratici. In questo processo, la cosiddetta sovranità popolare è stata spesso asservita agli interessi dei nuovi ceti dominanti che sono riusciti a dar vita a forme di liberalismo piuttosto lontane dalle teorie originarie e strumentali ai loro interessi particolari.
Questo fenomeno si è realizzato in forme particolarmente visibili nella nuova Russia, dove al posto del comunismo ha preso piede una democrazia incatenata dagli interessi di oligarchi e vecchi dirigenti comunisti, comunque capaci di fare incetta a prezzi stracciati degli enormi patrimoni precedentementi gestiti dall'apparato sovietico.

Nelle sue versioni migliori, il liberalismo economico (liberismo) prescrive che le attività economiche siano lasciate in linea di principio all'iniziativa privata. Impone quindi privatizzazioni laddove aziende e servizi sono gestiti dallo Stato e liberalizzazioni laddove lo Stato ha posto preclusioni, limiti o barriere d'accesso. La tesi di fondo è che il mercato, a certe condizioni, massimizzi nella misura efficiente quantità e qualità dell'offerta di beni e servizi, ottimizzando il rapporto tra prezzi e profitti, ed al contempo migliorando i livelli di occupazione.

Le condizioni affinché questi obiettivi possano essere effettivamente raggiunti prevedono che lo Stato svolga un ruolo di regolatore, al fine di annullare le potenziali esternalità negative. In particolare, in quei settori economici cosiddetti di monopolio naturale (servizi idrici, poste, trasporti collettivi), i beni ed i servizi dovrebbero comunque essere di pertinenza dello Stato, perché il mercato non opererebbe in modo efficace. Ad esempio, lasciato a se stesso, il mercato non garantirebbe l'approvvigionamento di acqua potabile in zone a scarsissima densità abitativa, non offrirebbe trasporti collettivi nelle zone discoste a bassa utenza e neppure assicurerebbe la consegna della posta in tali località.
Più recentemente, a causa degli interessi particolari di alcune lobby economiche e delle loro commistioni con la politica, in molti Paesi che hanno adottato un'impostazione liberista, anche settori di monopolio naturale sono stati privatizzati, con la giustificazione teorica che il ruolo regolativo dello Stato avrebbe evitato esternalità negative. Il calcolo è risultato sistematicamente sbagliato ed i privati si sono dimostrati ancor meno efficienti dello Stato quando si sono ritrovati tra le mani la gallina dalle uova d'oro di una posizione monopolista divenuta rapidamente inattaccabile.

Nel contesto legislativo italiano, le liberalizzazioni potrebbero essere una rivoluzione positiva, a condizione di evitare i dogmatismi.

In Italia, liberalizzare dovrebbe significare anzitutto rimuovere una moltitudine di sistemi di autorizzazioni e licenze, aprendo molti settori dell'economia a nuovi operatori. Le regolamentazioni attuali hanno l'effetto diretto di rendere l'offerta di molti beni e servizi troppo bassa rispetto a quella che sarebbe se fosse il mercato a determinarla. Liberalizzare potrebbe non solo contribuire ad aumentare l'offerta, ma porterebbe anche ad una riduzione dei prezzi con vantaggi immediati per i consumatori e ad un aumento dell'occupazione.

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere