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Liberalizzazioni: insorgono anche gli avvocati

Domenica 22 Gennaio 2012, 17:54 in Economia e Globalizzazione, Politica italiana di

Le liberalizzazioni del governo Monti, concretizzate nel decreto Cresci-Italia, fanno esplodere anche la rivolta degli avvocati.

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Le liberalizzazioni del governo Monti suscitano la rabbia di molte categorie, e dopo aver scatenato la rivolta di tassisti, farmacisti, edicolanti, benzinai, fa infuriare anche gli avvocati.

Secondo quanto previsto nel decreto Cresci-Italia del governo Monti, per gli avvocati sono previste una serie di novità in materia di tariffe e modalità di accesso alla professione.

In particolare, c'è la liberalizzazione delle tariffe ed un piccolo correttivo sui requisiti di accesso alla professione di avvocato.

Oggi, oltre alla laurea in legge ed al superamento dell'esame di Stato, è necessario anche un tirocinio presso uno studio legale della durata di due anni. La riforma prevede la riduzione del periodo di tirocinio a 18 mesi, sei dei quali possono essere svolti, secondo modalità ancora da definire, presso le università.

Si tratta di novità da accogliere con favore, in quanto il tirocinio, lungi dal costituire quello che dovrebbe, cioè un periodo di utile formazione pratica presso studi legali già esistenti, si trasforma molto spesso in un'odissea nella quale il giovane laureato è ridotto a segretario particolare tuttofare cui si delegano i compiti più ingrati, dalla preparazione del caffè alle fotocopie.

Gli avvocati protestano, perché ritengono che queste novità umilino il ruolo "riconosciuto costituzionalmente" alla loro professione, rendendola un'attività di tipo mercantile.

La liberalizzazione delle tariffe, con l'introduzione dell'obbligo del preventivo scritto al cliente, potrebbe consentire ai giovani avvocati di essere più competitivi, offrendo tariffe più basse, attirando clienti e costruendosi progressivamente una reputazione.

La riforma avrebbe potuto e dovuto essere anche più incisiva. Si sarebbe potuto prevedere la possibilità di equiparare integralmente al tirocinio presso gli studi legali il lavoro di carattere giuridico svolto presso aziende, enti, associazioni o un periodo di formazione universitaria equivalente.

Si sarebbe potuto e dovuto intervenire anche sull'anomalia italiana dell'obbligatorietà del patrocinio legale in quasi la totalità dei procedimenti civili, penali e amministrativi.

A differenza della maggioranza degli altri Paesi, dove è possibile decidere di agire in giudizio o difendersi personalmente, senza l'ausilio di un avvocato, in un gran numero di procedimenti giudiziari, in Italia la presenza dell'avvocato è quasi sempre obbligatoria. 

Per quanto timide, le novità introdotte dal decreto Cresci-Italia, scatenano la reazione sdegnata degli avvocati che vedono nella cancellazione delle tariffe minime, una minaccia alla dignità e redditività della loro professione.

Per il cittadino, l'effetto dovrebbe essere quello di un calo delle spese legali.

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30 Gen 2012
alle 09:33

responsabilitaavvocati.com

Va elogiato il contenuto di questo articolo.

L’intralcio principale alla giustizia è, in effetti, generato dall’obbligatorietà del patrocinio legale. L’articolo 82 del codice di procedura civile, ad esempio, rende l’accesso alla giustizia civile appannaggio dei causidici. La giustificazione principale pare essere quella secondo la quale la legge si sviluppa e si complica. Questa scusante può essere giudicata plausibile. Ciò che appare meno certo è che un mozzorecchi sia, tutte le volte, meglio attrezzato per superare tali difficoltà; in realtà l’esperienza dimostra che gli errori dei cavalocchi possono benissimo essere commessi dal profano, senza però il bisogno di erogare denaro per spese legali.

Una professione per la quale preparazione e competenza sono superflue e che, al contempo, conferisce vantaggi monopolistici, tendendo ad esonerare i suoi membri da responsabilità, attrae un elevato numero di pretendenti che aspirano a diventarne parte. In aggiunta, una legislazione che concede posizioni antiliberali a favore di una categoria, ingenera nella collettività l’idea che, per fare valere i propri diritti ed avere accesso alla giustizia, è necessario divenire mozzorecchi. L’ingente massa di cavalocchi che ne deriva, a sua volta, attenua la rigidità delle già fallaci regole di deontologia.

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