Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
I pensionati all'estero sono chiamati, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, a dimostrare all'INPS la loro esistenza in vita, compito delegato a Citi Bank, istituto bancario inglese.

I pensionati italiani residenti all'estero affrontano dal alcune settimane una nuova odissea burocratica. A loro, l'INPS chiede nuovamente di dimostrare di essere ancora vivi, per poter continuare ad erogare le pensioni, cosa che tuttavia avevano fatto già nella seconda metà del 2011.
Due volte in pochi mesi, perché l'INPS ha ora deciso di affidare i pagamenti delle pensioni degli italiani all'estero ad un nuovo istituto bancario, l'inglese Citybank, cui è stato affidato il compito di verificare annualmente la loro attuale esistenza in vita. La volta precedente, la verifica era stata invece effettuata materialmente dall'Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (Icbpi) che fino al prossimo febbraio gestisce l'erogazione delle pensioni all'estero.
Se qualche mese fa occorreva recarsi presso le filiali Western Union per incassare personalmente la pensione mensile e dimostrare in questo modo di non essere ancora morti, adesso occorrerà compilare un certificato di esistenza in vita e far autenticare la propria firma da un funzionario autorizzato.
La maggioranza dei pensionati si recherà presso la rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di residenza, anche se è possibile, e spesso più semplice e veloce rivolgersi ad altri uffici autorizzati ed in particolare ai funzionari dei Comuni. Per le persone impossibilitate a muoversi per ragioni di salute sono state previste modalità che coinvolgono cliniche ed ospedali. Solo in questo modo i pensionati potranno evitare un richiamo ed una possibile presunzione di morte che porterebbe al blocco dell'erogazione delle pensioni.
Mentre è evidente che l'obiettivo dell'INPS è quello di evitare le frodi di quei parenti che provino a continuare a percepire le pensioni di una persona deceduta, non si comprende per quale ragione lo Stato italiano non sia in grado di rivolgersi agli uffici dell'anagrafe e/o di stato civile degli Stati di residenza, in particolare nei Paesi europei per i quali non si vedono particolari controindicazioni ad una simile meno dispendiosa e meno macchinosa procedura.
Men che meno si capisce perché questa ennesima verifica debba essere delegata ad una banca privata.
Per molti pensionati, l'incombenza è realmente una preoccupazione: c'è chi è malato, ma non abbastanza malato da beneficiare delle procedure di accertamento alternative, e deve affrontare interminabili attese agli sportelli dei consolati, magari dopo lunghi e logoranti viaggi, c'è chi neppure capisce il significato della lettera che ha ricevuto e c'è chi è pronto ad alzare bandiera bianca ed a perdere qualche decina di euro, pur di non doversi angosciare al pensiero di un onere per molti tutt'altro che agevole.