Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Quanto guadagnano i Parlamentari italiani? Troppo, lo certifica anche il timido rapporto della Commissione Giovannini. Saranno disponibili davvero a ridursi compensi, indennità e rimborsi?

Quanto guadagnano i Parlamentari italiani? Senatori e deputati si ridurranno davvero i loro stipendi d'oro? La Commissione Giovannini, incaricata a luglio dall'ex Ministro Tremonti di individuare la media dei compensi complessivi percepiti dai parlamentari degli altri Paesi europei e poi stimolata a fare in fretta dal nuovo governo Monti, ha finalmente pubblicato il suo rapporto.
I risultati erano prevedibili: i Parlamentari italiani guadagnano molto di più dei loro omologhi europei. Tuttavia, la Commissione Giovannini, dopo aver impiegato tempi lunghissimi per acquisire informazioni comunque pubbliche (chiedendole alle singole ambasciate), ha lasciato intendere che i risultati dell'inchiesta sono solo "approssimativi", che il decreto di luglio era viziato da "ambiguità" e che per arrivare ad un risultato valido sarebbe stato necessario avere più tempo per poter chiarire certi concetti ed alcune voci difficilmente confrontabili.
Prima di dare un'occhiata ai numeri ed alle scarse prospettive di una effettiva riduzione dei privilegi dei nostri Parlamentari, è il caso di interrogarsi sui motivi per i quali una commissione di super-esperti non sia stata in grado di elaborare il rapporto in tempi efficienti e con risultati meno incerti. Colpa di Tremonti, o della Commissione? Oppure difficoltà oggettive legate alla complessità della materia ed alle differenze tra Paese e Paese? O forse una mancanza di volontà o una certa paura di arrivare a risultati immediatamente traducibili in una riforma?
Il governo Monti avrebbe voluto provvedere direttamente alla riduzione dei compensi dei Parlamentari, ma il mondo politico era insorto, parlando di inaccettabile intrusione nell'autonomia del Parlamento. Se allora era evidente che i Parlamentari erano pronti a trovare qualsiasi appiglio per continuare a vivere da super-privilegiati, anche adesso il sospetto è che, al di là delle dichiarazioni di facciata, non vi sia nessuna reale volontà di tagliare gli stipendi dei politici.
Eppure, i dati della Commissione non sembrano affatto ambigui o contraddittori, ma invero sufficienti ad agire, e subito.
L'importo lordo dell'indennità parlamentare è pari a 11.283 euro, di gran lunga al di sopra di tutti gli altri Paesi europei dove pure il costo della vita è in genere più alto. Le indennità negli altri principali Paesi europei, ammontano rispettivamente a 8.503 euro in Olanda, 8.164 in Francia, 7.668 in Germania, 7.374 in Belgio, 7.100 in Francia. Ma se guardiamo ai Paesi a noi più simili scopriamo che in Spagna l'indennità parlamentare lorda è pari a 2.814 euro.
Alle indennità, occorre poi aggiungere la cosiddetta diaria, perché in alcuni Paesi europei ai Parlamentari l'alloggio (e non solo) è pagato dallo Stato, in modo da consentire una vicinanza anche fisica ai luoghi dei lavori parlamentari. In Italia, la diaria è pari a 3.503 euro e non è soggetta ad alcuna tassazione. Spetta a tutti, anche a chi già viveva a Roma, ed è indipendente da qualsiasi accertamento sui costi realmente sostenuti per l'eventuale affitto. La diaria esiste anche in Francia ma nella forma ben più modesta degli alloggi a tariffe agevolate presso i palazzi di proprietà del Parlamento. In Spagna la diaria vale 1.823 euro per gli eletti fuori Madrid e 870 euro per i madrileni, fino a 1.638 euro in Olanda e ben 3.984 euro in Germania. Per cancellare la diaria spettante ai Parlamentari che hanno comprato casa a Roma, non servono studi o statistiche. Né ne servono per affermare senza timori di smentite che una diaria dimezzata sarebbe più che sufficiente per affittare un appartamento spazioso e di un certo pregio a Roma. Men che meno, servono particolari studi per concludere che non vi è nessuna ragione per la quale un Parlamentare, impiegato a tempo pieno dallo Stato e molto ben retribuito, non debba pagarsi l'affitto con una piccola parte della sua indennità.
Poi ci sono le spese di viaggio. In Francia, il Parlamentare dispone di 40 viaggi andata e ritorno tra collegio elettorale e Parigi, in Germania ci sono un rimborso per il viaggi aerei nazionali ed una carta ferroviaria, in Olanda treno gratis e rimborso al chilometro per i tragitti in auto. Ed in Italia? Per evitare l'imbarazzo di scegliere formule troppo complesse: sempre gratis treni, autostrade, navi e aerei, per tutti, anche se già ricevono 3.503 euro per alloggiare nella capitale.
Accanto alle spese di viaggio, ecco cumularsi anche le spese di trasporto: in Italia 1.332 euro, naturalmente esenti da tasse. Nel resto d'Europa, invece, i Parlamentari devono accontentarsi di usare gratuitamente le auto di servizio dell'assemblea o beneficiare di rimborsi relativamente modesti per taxi e benzina.
Ci sono poi le mirabolanti spese di rappresentanza: altri 3.690 euro, esenti da tasse, ogni mese che finiscono nelle casse del gruppo parlamentare che poi li sperpera in totale libertà (tanto, pagate voi), teoricamente per remunerare anche quei collaboratori dei Parlamentari che nessuno ha mai capito esattamente cosa facciano e se lavorino in nero o con un contratto regolare. Sulle spese di rappresentanza siamo clamorosamente umiliati dai francesi che, confermandosi nostri gemellini del vizio, arrivano a 6.412 euro al mese. In Germania 1.000 euro, ma all'anno, 489 euro al mese in Austria e 204 in Olanda.
Negli altri Paesi, dove i Parlamentari hanno il privilegio di poter avere dei collaboratori personali, a pagarli è direttamente l'Assemblea di cui sono membri.
Resta da capire cosa facciano, nel loro orario teorico di lavoro, i Parlamentari, visto che sembra non possano fare a meno dei segretari particolari, chi scriva le leggi e le mozioni che propongono, ed in cosa consista il loro ruolo residuale, tolte le tediose e inutili apparizioni televisive (non di rado, anch'esse remunerate).
Proseguendo, potremmo mai consentire che i nostri bravi, onesti, competenti, capaci e geniali Parlamentari debbano subire l'affronto di doversi pagare le loro bollette telefoniche? Giammai, ed ecco infatti 258 euro al mese a loro disposizione che possono almeno garantire loro la sottoscrizione di quei 2 o 3 abbonamenti telefonici "tutto compreso" senza le quali non potrebbero certamente essere tanto efficienti. In Olanda, i Parlamentari se la devono cavare invece con 33 euro al mese per le spese telefoniche, mentre in tutti gli altri Paesi (Francia esclusa), le spese telefoniche rientrano tra le spese di rappresentanza.
Mancano dati e voci di spesa, ma è evidente che i nostri Parlamentari svettano in testa alle classifiche dei meglio pagati d'Europa.
Eppure, difficile che cambi qualcosa e che i Parlamentari si autoriducano i loro compensi.
E' forse meno improbabile che trovino il modo per aumentarli. Proviamo ad aiutarli.
La maggioranza dei Parlamentari italiani non sono in grado neppure di accendere un computer. Un piccolo dramma in un Paese incatenato ad una grave arretratezza tecnologica nel quale l'elite politica è chiamata a svolgere un ruolo di esempio e di guida. Tra le voci dei compensi percepiti dai Parlamentari, esiste anche la dotazione informatica mensile di 41.7 euro, inesistente negli altri Paesi dove è riassorbita nelle spese di rappresentanza. Forse 41,7 euro al mese sono troppo pochi. Forse, sarebbe il caso di alzarla questa dotazione. Impegnati come sono in attività di ricerca, studio ed elaborazione di testi complessi e raffinati, i Parlamentari avrebbero bisogno di mezzi informatici ben più performanti che consentirebbero loro di automigliorarsi nella conoscenza delle nuove tecnologie e magari meglio legiferare sulla materia. Almeno un PC Desktop ed un Portatile all'anno sembrano il minimo vitale. E allora basta con l'antipolitica, soccorriamo chi lavora tanto duramente per regalarci un'Italia tanto straordinariamente ricca, efficiente ed equa e portiamo ad almeno 500 euro al mese questa dotazione. Se li meritano, se non altro per porre fine ad un'intollerabile iniquità rispetto alle altre voci di spesa che lede, non solo la dignità di deputati e senatori, ma anche quella di tutto il settore dell'informatica nazionale.
Chissà se si troverà qualche Parlamentare pronto a sostenere questa proposta, anche in tempi di crisi e di sacrifici per tutti, o meglio, per quasi tutti.
la denuncia dei redditi dovrebbe essere oblgatoria a partire dai 18 anni.creando moduli ad hoc per gli studenti,gli invalidi,i pensionati,gli artigiani,i commercianti ecc ecc.la cosa piu importante e che la denuncia dei redditi venga consegnata sempre al comune di nascita ,e una copia,nell eventuale comune diverso di residensa.pensera il comune a consegnare all uficio delle imposte competente per territoriocon la relativa documentazione riguardante i nati,gli invalidi,i pensionati,ecc ecc.nella denuncia dei redditi si dovra dichiarare tutto dal motorino all automobile ecc ecc. con questo sistema gli evasori totali non esisteranno piu
I numeri parlano da soli:in questo momento di grande crisi, dove banche ed assicurazioni sono le categorie privilegiate, è il pubblico impiego ed altre categorie a pagare tutto tasse, debiti dello stato. I politici hanno il coraggio di analizzare la situazione disastrosa, rilasciare interviste , a dare consigli alla popolazione e agli italiano, ma non toccano nè i loro stipendi d'oro, nè i loro privilegi. Questa è la cruda realtà. R.B.
alle 14:10
mario pompei
é semplicemento vergognoso !i politici tutti in genere nonproducono un solo grammo di ricchezza a questa italia.sono tutti gli altri italiani con il loro sudore a produrre ricchezza.Ma i politici se la cuccano co le loro famiglie. Mia figlia ricercatrice sulle leucemie infantili dopo 4 anni prende 1150 euro al mese 13ma compresa. rinnovo contrattuale annuo oggi x domani.(mancanza fondi)!mio figlio ing.informatico dopo 8 anni prende 1200euro al mese.con qualche parlamentare in meno si potrebbe finanziare un pò meglio la ricerca. o no?