Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La crisi greca ed i diktat della Troika al governo Papademos. Le difficoltà quotidiane della gente comune e l'ennesimo pacchetto di sacrifici a carico di chi si ritrova ormai con ben poco da poter ancora sacrificare.

Nonostante il raggiungimento di una fragile intesa tra i partiti che sostengono il governo Papademos sul piano di nuovi sacrifici imposto dalla Troika, la crisi greca non cessa di preoccupare.
Da stamattina, in Grecia è stato proclamato uno sciopero generale di due giorni che sta dimostrando, ancora una volta, come la maggioranza dei greci sia contraria alle misure adottate. Duri scontri sono ancora in corso ad Atene tra gruppi di manifestanti e forze dell'ordine, mentre il partito di estrema destra, uno dei tre che sostengono il governo Papademos, ha annunciato che non voterà a favore del pacchetto in Parlamento.
Da parte sua, l'Eurogruppo ha accolto con scetticismo l'impegno assunto ieri dal governo greco.
In sede europea, è soprattutto la Germania ad esprimere le maggiori resistenze ed il suo via libera, atteso per il 27 febbraio, costituirà il grande tormentone dei prossimi giorni.
Proprio oggi, il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha espresso la sua convinzione che gli attuali impegni della Grecia non sono ancora sufficienti a garantire realisticamente una riduzione del debito a livelli sostenibili.
Mentre molti greci si ritrovano a fare la fila dinanzi ai centri di assistenza che distribuiscono gratuitamente pane ed altri generi di prima necessità, le rigide posizioni della Germania stanno suscitando in tutto il Paese sentimenti di rancore anti-tedesco.
Recentissime sono le polemiche scatenate dalla pubblicazione su un quotidiano greco di un fotomontaggio di Angela Merkel che la raffigurava con i simboli del nazionalsocialismo.
I greci sono stanchi, impauriti, arrabbiati con le banche e gli speculatori, e frustrati dalle continue richieste europee. Per la maggioranza dei greci, gli sprechi della macchina statale, pur se gravi, non sono la vera causa della crisi, imputabile piuttosto ad una vasta schiera di speculatori che l'hanno cavalcata e ne hanno incassato i dividendi.