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Olimpiadi Roma: il NO del governo, la fine di un'era?

Mercoledì 15 Febbraio 2012, 12:45 in Consumi e sprechi, Politica italiana di

Il Governo Monti boccia la candidatura di Roma alle Olimpiadi. Critiche dal sindaco Alemanno e dal PDL.

Immagine di anteprima per Mario-Monti.jpgI Giochi Olimpici del 2020 non si svolgeranno a Roma. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha infatti negato la garanzia di sostegno finanziario richiesta dal Comitato Olimpico Internazionale.

Per Mario Monti, "in questo momento non sarebbe coerente impegnare l'Italia in questo tipo di garanzia che potrebbe mettere a rischio denari dei contribuenti. Siamo in mesi in cui è prematuro sganciare la cintura di sicurezza. Se siamo a che fare i conti con una condizione dell'Italia finanziaria difficile è perchè in passato sono state prese, da governi di ogni segno, decisioni senza molto riguardo a conseguenze finanziarie negli anni successivi".

La decisione del Presidente del Consiglio arriva dopo settimane di indiscrezioni secondo le quali la candidatura olimpica di Roma sarebbe stata abbracciata anche dal nuovo governo. Il mondo dello sport ed un gran numero di personaggi pubblici, artisti, intellettuali, imprenditori, politici erano scesi in campo per chiedere al governo Monti un sostegno ufficiale alla candidatura della Capitale.

Il sindaco Alemanno sembrava ottimista ed in pochi avrebbero scommesso su una bocciatura da parte di Monti.

Eppure la bocciatura è arrivata, grazie a quella riscoperta del buon senso che un governo prettamente politico avrebbe difficilmente avuto il coraggio di fare.

Per Roma, le Olimpiadi sarebbero sicuramente state una grande occasione di visibilità, ma non necessariamente un buon affare. In questi mesi di continuo dibattitto sulla crisi economica, la memoria non poteva non andare ai giorni delle Olimpiadi di Atene che, costose e piuttosto disorganizzate, avevano regalato allo Stato greco nuovi debiti, scandali per molti appalti, cantieri mai chiusi ed un certo numero di grandi opere poi lasciate in una situazione di sostanziale abbandono.

Del resto, in Italia i grandi eventi del recente passato lasciavano ampie ragioni di preoccupazione per la concreta possibilità di un'impennata insostenibile dei costi e di un bilancio finale chiaramente in rosso.

La speranza è che anche in futuro in Italia certe decisioni avvengano non più sull'onda di manie di grandezza e fame di vanità, come troppo spesso accaduto in passato, ma in base ad una seria valutazione del rapporto tra costi e benefici.

Questo criterio dovrebbe ispirare anche le decisioni sulle cosiddette grandi opere che anche recentemente si sono dimostrate una clamorosa voragine di sprechi.

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