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Cosa sono e come funzionano le Primarie repubblicane negli Stati Uniti. Il lungo cammino verso le elezioni presidenziali del 6 novembre 2012.
Le elezioni presidenziali americane sono precedute dalla designazione dei candidati attraverso il sistema delle Primarie.
Quando il Presidente in carica si ricandida, le Primarie nel suo partito si risolvono quasi sempre in una mera formalità dal momento che molto raramente si presentano candidati in grado di metterne in discussione la nomination.
Praticamente incontestata la ricandidatura democratica di Barack Obama, quest'anno tutta l'attenzione si concentra sulle Primarie del Partito repubblicano.
Le Primarie repubblicane sono cominciate il 3 gennaio con i Caucus dell'Iowa e si concluderanno il 31 luglio con quelli delle Isole Marianne.
Le Primarie si svolgono in ognuno dei 50 Stati dell'Unione, oltre che nei collegi elettorali di Washington D.C., Isole Vergine, Samoa, Portorico, Guam e Isole Marianne.
Di regola, la vittoria nelle Primarie (o Caucus) di uno Stato dà diritto ad un certo numero di delegati che si impegnano a sostenere quel candidato alla Convention repubblicana che si terrà a fine estate.
I delegati sono complessivamente 2.286 ed i candidati devono assicurarsene almeno 1.144 per essere certi di ottenere la nomination. Di questi, 123 siedono di diritto alla Convention in ragione dell'importanza della posizione ricoperta; essi possono votare per il candidato che preferiscono ed in genere non sono vincolati dall'esito delle Primarie nello Stato d'appartenenza. Tutti gli altri delegati sono eletti o nominati nell'ambito delle Primarie e dei Caucus che si svolgono nei singoli Stati o a livello distrettuale, secondo le regole stabilite dalle sezioni locali del Partito repubblicano.
Alla corsa alla nomination repubblicana, si sono candidati in tredici, ma ben nove hanno rinunciato prematuramente: Tim Pawlenty ha mollato già ad agosto dello scorso anno, dopo i deludenti risultati di uno "straw poll" nell'Iowa (una sorta di prova generale per i Caucus di gennaio); Thaddeus McCotter si è ritirato a settembre a causa dello scarso sostegno ricevuto; Herman Cain, dopo aver conteso per mesi a Romney la corona di favorito ed investito 4 milioni di dollari, ha dato addio ai suoi sogni presidenziali a dicembre, travolto da accuse di molestie sessuali; Gary Earl Johnson ha rinunciato alla sua candidatura ad una settimana dai Caucus dell'Iowa, accettando l'offerta del Partito Libertario e divenendone il candidato ufficiale alla Casa Bianca; Michele Bachmann, beniamina del Tea Party, si è arresa dopo la debacle nei Caucus dell'Iowa, nonostante i 9 milioni di dollari già spesi nella sua campagna; Jon Huntsman ha rinunciato alla vigilia delle Primarie della Carolina del Sud per appoggiare ufficialmente Mitt Romney; poco dopo quella di Huntman, è arrivata anche la rinuncia di Rick Perry che pur era riuscito a raccogliere finanziamenti per qualcosa come 17 milioni di dollari.
Restano quindi in corsa in cinque: il favorito Mitt Romney, i suoi più accreditati rivali Newt Gingrich e Rick Santorum, il libertario Ron Paul e l'outsider Buddy Roemer.