blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Riforma fiscale Monti: dalle imposte dirette a quelle indirette

Mercoledì 29 Febbraio 2012, 14:20 in Economia e Globalizzazione, Impronte ecologiche, Inquinamento, Legislazione, Politica italiana di

Il governo sembra intenzionato a ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro, per dare maggior spazio alle imposte indirette. Il rischio è quello di un sistema fiscale ancora più penalizzante per le famiglie a reddito medio-basso.

Immagine di anteprima per monti_napolitano_manovra.jpgIl Presidente del Consiglio Mario Monti ha firmato l'Atto d'indirizzo sulla politica fiscale. Secondo i piani del governo, occorre riequilibrare il sistema fiscale italiano ed in particolare spostare parzialmente la pressione fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette.

La riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro è un obiettivo sicuramente condivisibile.

Le imposte indirette presentano anche il vantaggio di liberare una parte dei redditi erosi dall'applicazione delle imposte dirette, consentendo al cittadino di scegliere se e come impiegarla.

Tuttavia, le imposte indirette si prestano ad un'importante obiezione: esse sono, senza l'adozione di specifici accorgimenti, sostanzialmente inique, in quanto colpiscono i consumi, indipendentemente dai redditi e dai patrimoni dei consumatori. E non a caso, le imposte indirette sono quelle peggio digerite dagli italiani. L'IVA, già peraltro elevatissima, non fa distinzioni tra il supermanager e il disoccupato, ed il rischio concreto è quello di rendere ancora più complicata la sopravvivenza economica di moltissime famiglie già in gravi difficoltà.

Diventa quindi essenziale capire su quali beni e servizi s'intende aumentare la pressione delle imposte indirette, ed attraverso quali specifici strumenti.

Nell'ambito della riflessioni sui principi che dovrebbero reggere uno sviluppo realmente sostenibile, imperniato al miglioramento qualitativo e non alla crescita quantitativa, le imposte indirette sono uno strumento utile a perseguire la cosiddetta verità dei costi di un bene o servizio. Ad esempio, se si ritiene che un certo prodotto, per le caratteristiche del suo ciclo di vita, abbia un importante impatto ambientale o sociale negativo, quel bene dovrebbe essere assoggettato ad un'imposta indiretta equivalente al valore monetario di quella esternalità negativa. L'internalizzazione dei costi ecologici e sociali dei processi produttivi è un criterio logico, concettualmente piuttosto chiaro e dovrebbe ovviamente avvenire con modalità che evitino il rischio di un aggravamento delle iniquità sociali, onnipresente nelle imposte indirette.

L'uso organico di criteri di sostenibilità in materia fiscale è un obiettivo finora rimasto estraneo alle politiche dei governi nazionali che hanno adottato solo occasionalmente singole imposte settoriali che in certa misura presentano contenuti simili a quelli di un ipotetico sistema fiscale sostenibile. Ad esempio, la tassazione dei tabacchi e degli alcolici potrebbe essere associata all'esigenza di compensare gli sbalorditivi costi ambientali del processo produttivo ed i possibili costi successivi a carico del sistema sanitario. Analogamente, la tassazione dei carburanti potrebbe essere determinata in base ad una quantificazione dei danni prodotti dall'inquinamento. O ancora, la tassazione delle bevande industriali non alcoliche, dalle acque minerali alle bibite dolcificate, potrebbe avvenire in base alla quantificazione del danno derivante dallo sfruttamento e dallo spreco di acque dolci. La tassazione dei prodotti basati sull'elaborazione di derivati del petrolio come la plastica, potrebbe fondarsi sull'esigenza di compensare l'impatto ecologico del sottostante processo produttivo, mentre sui prodotti in legno potrebbe applicarsi una tassa commisurata alle esternalità negative prodotte dalla deforestazione, dalle sue conseguenze sulla biodiversità e sul generale impoverimento del capitale naturale nazionale. Analoghe imposizioni fiscali potrebbero essere ipotizzate sul fronte delle esternalità negative sociali, ad esempio con una tassa commisurata in funzione delle condizioni lavorative applicate nell'azienda produttrice.

Un simile sistema rivoluzionerebbe anche il sistema dei commerci con l'estero, perché implicherebbe una serie di accertamenti preliminari e nuove tasse d'importazione sui beni prodotti senza il rispetto di certi criteri ecologici e sociali.

Purtroppo, è impensabile che il governo Monti (ovvero il meglio della casta) intenda muoversi in quest'ottica e le nuove imposte indirette finiranno con tutta probabilità con l'essere determinate in base a criteri di semplicità tecnica, convenienza ed opportunità politica.

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere