Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
I benzinai si preparano a 10 giorni di sciopero: contro la marcia indietro del governo in materia di liberalizzazioni e contro le posizioni di rendita delle grandi compagnie petrolifere.
I benzinai si preparano a dieci giorni di sciopero per protestare contro le misure varate dal governo Monti nel decreto liberalizzazioni.
Il prossimo 7 febbraio, i rappresentanti sindacali dei benzinai si riuniranno per decidere date, forme e modalità della protesta.
I dieci giorni di sciopero saranno probabilmente suddivisi in quattro o cinque tappe.
Certi i disagi per gli automobilisti, con pompe di benzina chiuse e probabili lunghe code per i rifornimenti nei giorni immediatamente precedenti le chiusure.
Mentre molti degli scioperi e delle proteste conseguenti al decreto sulle liberalizzazioni sono indirizzate contro quello che il governo Monti ha deciso di fare, la mobilitazione dei benzinai trova le sue motivazioni in alcune importanti misure che non sono purtroppo state adottate.
In dettaglio, ecco le motivazioni dello sciopero.
Anzitutto, i benzinai contestano la retromarcia del governo in materia di libera scelta del fornitore di carburanti. Alla vigilia della pubblicazione del decreto sulle liberalizzazioni, il governo sembrava orientato a ridimensionare l'obbligo per i benzinai di rifornirsi esclusivamente presso la loro compagnia petrolifera di riferimento, restringendolo al 50% di quanto erogato. Al contempo, il governo prevedeva anche una serie di misure che avrebbero consentito ai distributori di acquisire la proprietà degli impianti gestiti riscattandoli ad un prezzo fissato dall'Autorità dell'Energia e del Gas.
Se quella riforma fosse andata in porto, sarebbe finita l'era delle posizioni dominanti dei petrolieri e dei superguadagni di rendita dei proprietari delle stazioni di rifornimento (in maggioranza compagnie petrolifere). Si sarebbe creato un mercato maggiormente concorrenziale con un probabile calo di 10 centesimi del prezzo della benzina e risparmi complessivi per i consumatori pari a circa quattro miliardi di euro.
I petrolieri avevano reagito furiosamente ai propositi del governo, prospettando scenari apocalittici per l'intero settore dei carburanti ed alla fine sono incredibilmente riusciti a spuntarla.
Cedendo alle pressioni dei petrolieri, nel decreto sulle liberalizzazioni il governo ha ristretto la possibilità di rifornirsi per il 50% dal fornitore più conveniente o comunque di propria scelta a quell'esigua minoranza di benzinai che sono anche proprietari degli impianti.
Non solo, il decreto sulle liberalizzazioni ha anche vanificato la prevista eliminazione delle commissioni sulle transazioni effettuate con carta di credito ed inferiori ai 100 euro.
Sostanzialmente, i benzinai protestano quindi contro la mancanza di liberalizzazioni in un settore che resta incatenato alle posizioni dominanti di poche compagnie petrolifere.