Bici contromano e sicurezza stradale: polemiche senza autocritica

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Italia, Paese di maleducazione stradale. Dalle polemiche sulle bici contromano ai dati europei sugli incidenti stradali.

maleducazione stradale

Il Ministero dei Trasporti, in risposta ad una specifica richiesta della FIAB, ha spiegato che sulle strade a senso unico, larghe almeno 4.25 metri, nelle aree a velocità ridotta non utilizzate da mezzi pesanti, se il Comune dà espressa autorizzazione, le biciclette possono circolare nei due sensi di marcia, e quindi anche contromanio.

Il parere del Ministero, volto a chiarire una questione non chiaramente risolta dal Codice della Strada, ha suscitato un vespaio di polemiche, soprattutto perché è stato presentato come una clamorosa novità, salutato dagli amanti della bicicletta come una bella notizia e da quelli dell’automobile come un autentico attentato alla sicurezza stradale.

Stiamo quindi assistendo all’ennesimo scambio di accuse, su quali siano gli utenti della strada più indisciplinati e pericolosi.

Agli amanti della bicicletta, gli automobilisti fanno notare il gran numero di ciclisti che assaltano strade e marciapiedi nell’apparente convinzione che a loro non si debba applicare nessuna regola. I ciclisti replicano con il solito lunghissimo elenco delle violazioni sistematiche del codice della strada che buona parte degli automobilisti commette quotidianamente: dai parcheggi abusivi alle soste vietate, dalle spregiudicate inversioni di marcia alla violazione dei limiti di velocità. E ricordano che l’automobile, per le sue caratteristiche materiali, si trasforma facilmente in un’arma mortale se condotta senza la dovuta prudenza.

Se l’automobilista tedesco o svizzero, intravedendo un semaforo che si appresta a diventare rosso, rallenta per fermarsi, quello italiano accelera per passare prima del rosso. Se il tedesco e lo svizzero, in prossimità delle strisce pedonali rallentano pronti a fermarsi appena dovesse apparire un pedone intenzionato ad attraversare, quello italiano prosegue indifferente e se incrocia un pedone cerca comunque di passare prima, fermandosi solo se costretto e magari aggredendolo verbalmente.

Le cose forse cambierebbero se ci fossero abbastanza vigili per contrastare il numero vertiginoso di comportamenti scorretti di automobilisti e ciclisti, e se i vigili fossero davvero rigorosi nell’applicare le sanzioni (multe e soprattutto rimozioni forzate).

Nell’attesa, sta crescendo un altro fenomeno: quello di una sorta di giustizia fai da te del pedone. Ci sono quelli che, volontariamente, attraversano con estrema lentezza la strada per far innervosire le automobili ferme davanti, o sopra, le strisce pedonali. Ci sono anche i pedoni, sempre più numerosi, che quando lo spazio del marciapiede è ristretto da automobili parcheggiate abusivamente, ne graffiano intenzionalmente la carrozzeria o continuano a camminare facendo finta che quelle auto non ci siano e col rischio di colpirle con borse, valige, carrelli della spesa, o addirittura carrozzelle e passeggini, anche questi tutti comportamenti sanzionati dalla legge.

Secondo gli ultimi dati comparativi disponibili a livello europeo, l’Italia primeggia nelle classifiche europee degli incidenti sulla strada. Nel 2008, con 218.000 incidenti con feriti (seconda dietro la Germania che ha tuttavia una popolazione molto maggiore) e 4.731 incidenti mortali (alle spalle della sola Polonia), l’Italia si è riconfermata tra i Paesi con la circolazione stradale meno sicura.

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