Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La crisi politica greca rischia di aggravare la già complicatissima situazione economica del Paese. Dopo l'esito delle ultime elezioni, difficile la formazione di un nuovo governo.
La crisi politica greca all'indomani delle ultime elezioni politiche sembra aver aumentato le possibilità che il Paese esca dall'Eurozona.
Le ultime elezioni hanno visto la grande crescita delle forze che si oppongono all'accettazione dei sacrifici imposti dalla troika (FMI, Banca Mondiale, Commissione Europea), ed ora la formazione di un nuovo governo sembra un'impresa drammaticamente difficile.
Prima ci aveva provato Samaras, il leader di Nuova Democrazia, il partito che ha saputo ottenere il maggior numero di voti alle ultime elezioni: bandiera bianca dopo poche ore di trattative.
Quindi era stato il turno di Tsipras, leader della nuova sinistra greca di Syriza, giunta seconda alle elezioni, ma anche lui ha dovuto gettare la spugna dopo pochi giorni.
Da ultimo, a provare a formare un nuovo governo è stato Venizelos (PASOK, Partito Socialista) ma anche per lui, nulla da fare.
Domani è prevista una riunione del preisdente della Repubblica con tutti i leader dei partiti, l'ultima spiaggia per evitare una nuova tornata elettorale.
Il grande motivo di discordia è naturalmente il tipo di strategia da utilizzare nei confronti della Troika: Nuova Democrazia e PASOK vogliono continuare sulla via dei negoziati, sono disponibili a promuovere una modifica delle condizioni, ma ritengono essenziale continuare a soddisfare almeno una parte delle richieste per poter ancora beneficiare di quei prestiti senza i quali la Grecia andrebbe in bancarotta. I due partiti non hanno tuttavia la maggioranza parlamentare necessaria a sostenere un nuovo governo. Avrebbero bisogno dei numeri delle altre formazioni, che tuttavia, a partire da Syriza, secondo partito, esigono invece un immediato rifiuto dei diktat imposti della troika, costi quel che costi.
Dalla Germania arrivano segnali duri e inequivocabili. Il Ministro degli Esteri Westerwelle ha dichiarato che nuovi aiuti alla Grecia saranno possibili solo se il Paese rispetterà gli impegni assunti. Il suo collega di governo, il Ministro delle Finanze Schaeuble, ha rincarato la dose, spiegando che la solidità dell'Eurozona si è accresciuta negli ultimi due anni, i pericoli di "contaminazione" si sono ridotti ed in fin dei conti l'Euro se la caverebbe bene anche senza la Grecia.
E per Barroso, Presidente della Commissione Europea, la Grecia ha l'obbligo di rispettare i patti, ma se non lo farà dovrà necessariamente uscire dall'Eurozona.
Tuttavia, sarebbe grottesco nascondere che, almeno per alcuni Paesi, le conseguenze potrebbero essere importanti.
In primis, per le banche tedesche e francesi che si sono esposte considerevolmente verso i titoli di Stato greci, un po' per le pressioni ricevute in favore del salvataggio della Grecia, un po' nella speranza di fare un buon affare grazie alla redditività di quegli stessi titoli.
Le banche tedesche non hanno più titoli greci da tempo e si sono liberate anche di quasi tutti quelli italiani, ...quelle francesi hanno dovuto subire l'haircut che ne ha limitato moltissimo l'incidenza, perchè a differenza dei crukki hanno tenuto fede agli impegni europei e non hanno venduto prima, ama ora come ora non sono esposte marginalmente....
alle 23:08
Miky
Se la Grecia uscisse dall'euro sarebbe salva. Pecato che le grinfie di Bruxelles la affogheranno, assieme a tutti noi.