blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Islanda: la fine della crisi ancora lontana

Rosario Mastrosimone avatar Giovedì 31 Maggio 2012, 14:09 in Crisi dimenticate, Economia e Globalizzazione di Rosario Mastrosimone

Continua a preoccupare la crisi economica islandese. Mentre si attende una soluzione del caso IceSave, il debito pubblico s'impenna e il potere d'acquisto della valuta resta ai minimi storici.

Immagine di anteprima per crisi Irlanda Grecia.jpgL'Islanda è ormai da quattro anni imprigionata in una crisi economica molto complicata.

La storia recente della piccola Islanda merita di essere raccontata, perché, al di là delle bufale sulla cosiddetta rivoluzione silenziosa, è emblematica di quanto urgente sia ridefinire ruoli e limiti operativi delle banche.

La crisi del 2008

L'Islanda è un Paese relativamente povero, soprattutto se raffrontato con gli altri Paesi del Nord (Irlanda esclusa), ma a partire dai primi anni '90 le cose cambiano. Il Paese adotta politiche estremamente attrattive per gli investitori internazionali e gode di un clamoroso boom economico che le consente in pochi anni di diventare il quinto Paese per PIL-Pro capite.

Per una decina di anni le tre grandi banche private islandesi, Landsbanki, Kaupthing, Glipnir si lanciano in investimenti ad alto rischio sul mercato internazionale, accumulando un'esposizione pari a dieci volte il PIL islandese.

Nel 2008, l'economia islandese, un po' per l'influsso delle crisi globali, ma soprattutto per l'allegra spensieratezza della gestione delle proprie banche, va in crisi.

L'insostenibile strategia delle tre grandi banche le porta alla fine del 2008 sull'orlo del fallimento. Il governo islandese le nazionalizza ad una ad una, dà vita a nuove società, fa il possibile per evitare che le nuove banche ereditino i debiti di quelle andate in bancarotta.

Per fortuna, i conti pubblici islandesi sono ancora in buona salute (debito pubblico al 70,3% del PIL, ovvero 6-7 miliardi di euro, quasi trecento volte più piccolo del debito pubblico italiano), il sistema islandese sembra tenere, ma molto dipende dal futuro dei debiti delle banche nazionalizzate: si dovranno pagare, oppure no? C'è continuità tra le vecchie e le nuove società, oppure no?

Alla Landsbanki è legata la banca online IceSave che, offrendo tassi d'interesse altissimi, era riuscita a conquistare molti clienti soprattutto in Inghilterra ed Olanda, ottenendo depositi per 3,8 miliardi di euro. In fondo, è solo una piccola parte del complesso dei debiti delle tre banche, ma i creditori sono importanti, e quelli sono debiti difficili da eludere. Soprattutto dopo che i governi olandese e britannico, cedendo alle pressioni interne, decidono di anticiparne il rimborso.

Ora, a chiedere all'Islanda il rimborso dei depositi, sono due governi nazionali importanti, non più singoli o gruppi di clienti. Il governo islandese li rassicura: il debito sarà saldato, ma prima occorre fronteggiare l'emergenza della crisi..

L'Islanda chiede aiuto ai Paesi vicini ed al Fondo Monetario Internazionale, ottenendo in poco tempo prestiti per 4 miliardi e 600 milioni di dollari, un'enormità per un Paese con una popolazione di sole 300.000 persone. Quei soldi dovrebbero servire per tamponare lo shock derivante dal fallimento delle tre banche (l'85% del sistema bancario nazionale) e far ripartire l'economia nazionale.

Intanto la Borsa islandese collassa, perdendo il 75% del proprio valore, l'economia reale va in crisi, la moneta si svaluta e per qualche giorno i supermercati restano addirittura a secco.

Gli islandesi non ne possono più e, dinanzi ai propositi del governo conservatore d'introdurre nuove pesantissime tasse per ripagare i debiti dello Stato (frutto della nazionalizzazione delle banche fallite), scendono in piazza davanti al Parlamento e vi restano fino alle dimissioni del Primo Ministro Geir H. Haarden.  Nasce un governo di transizione in vista delle elezioni anticipate che portano al governo una coalizione di centrosinistra, guidata da Jóhanna Sigurardóttir.

Il 2009 si chiude col Paese in piena crisi, il PIL in caduta libera (-7%), FMI, Olanda e Inghilterra che premono per il pagamento dei debiti.

Il nuovo governo vuole abbandonare la linea isolazionista del passato e si muove per aderire all'Unione Europea. C'è chi argomenta che, se l'Islanda fosse stata nell'UE e nell'Eurozona, una crisi simile non si sarebbe mai verificata.

In Europa, tuttavia, non tutti sono d'accordo: Inghilterra e Olanda esigono il pagamento dei debiti di IceSave, quale condizione ufficiosa per accelerare l'adesione islandese all'UE.

Passa un anno, e, sorpresa, il PIL torna a salire. Nonostante il fallimento delle banche private e la loro nazionalizzazione, l'economia ha ripreso a girare. I tecnici del governo sono riusciti a completare le nazionalizzazioni delle banche, riducendo al minimo l'assorbimento pubblico dei debiti, anche se sono molte le pretese risarcitorie in sospeso.

Il Parlamento decide che si devono rimborsare anche i debiti della IceSave, cedendo alle pressioni di FMI, Olanda e Inghilterra: per riuscirci, aumento del 5.5% delle imposte.

Inaccettabile per i cittadini che tornano a riempire le piazze, firmano petizioni e spingono il Presidente della Repubblica ad indire un referendum confermativo, in mancanza del quale questi si rifiuta di ratificare la decisione del Parlamento. A marzo, il 93% degli islandesi rifiuta di pagare il debito della IceSave, un po' perché nessuno vuole fare sacrifici, un po' perché, giustamente, in molti non vogliono pagare debiti che dipendono esclusivamente dalle colpe dei banchieri e dalle libere scelte, magari rischiose, di risparmiatori-investitori-speculatori. Pochi mesi dopo, anche una seconda proposta di rimborso, molto meno impegnativa, è respinta dagli islandesi seppur con percentuali solo poco superiori al 50%.

Nel corso del 2010, la magistratura islandese arresta alcuni dei banchieri responsabili dei crack finanziari ed avvia indagini anche sulla responsabilità di ministri e politici. Nel frattempo, è creata una speciale assemblea costituente, composta esclusivamente di cittadini senza precedenti affiliazioni politiche, che redige un progetto di nuova carta costituzionale, poi sottoposto al Parlamento per essere discusso, modificato ed eventualmente approvato.

Ma il caso IceSave è ben lontano dall'essere chiuso, perché l'Islanda sembra destinata ad essere condannata all'obbligo di risarcire Olanda e Inghilterra, una questione che sarà decisa in un procedimento arbitrale in ambito AELS/EFTA (Associazione europea di libero scambio), sulla base di una serie di regole che mettono al primo posto la tutela della fiducia degli investitori e l'immagine di affidabilità del sistema bancario.

Di certo, l'Islanda è ben lontana dalla fine del tunnel: oltre alla quasi certezza dell'obbligo di risarcire fino a 4 miliardi di euro (un terzo del PIL!) ad Olanda e Inghilterra, oltre alle moltissime cause avviate da privati per il recupero dei loro crediti, c'è il drammatico peggioramento dei conti pubblici indotto dal crack del sistema bancario.

Il disastro delle banche del 2008 sta infatti incidendo pesantemente sul bilancio pubblico islandese, col rapporto debito pubblico/PIL cresciuto dal 70% al 98% (dati 2011) in tre anni.

L'Islanda ha anche promesso di rimborsare tutti i suoi debiti col FMI entro il 2016 (restano ancora 1,6 miliardi di dollari da restituire).

In questa strana storia, l'arresto di qualche banchiere, le indagini su qualche politico, i referendum contro il pagamento di una parte del debito, l'assemblea costituente dei cittadini (essenzialmente consultiva), cioè quegli elementi che hanno fatto parlare avventatamente di "rivoluzione silenziosa", non sembrano altro che un contentino che l'establishment islandese ha dovuto concedere ai cittadini per evitare una radicalizzazione ulteriore della protesta.

2
2 commenti
2
22 Ott 2012
alle 17:42

Daniele Pizzini

questo era prima

1
03 Giu 2012
alle 20:11

Joshua

Un articolo ben fatto che spiega, con parole semplici, questo interessante caso. Complimenti!


Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere