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L'Europa al bivio, tra rinascita e dissoluzione

Rosario Mastrosimone avatar Mercoledì 27 Giugno 2012, 16:39 in Crisi e conflitti, Economia e Globalizzazione di Rosario Mastrosimone

L'unione politica dell'Europa torna d'attualità come possibile risposta alla crisi, ma gli egoismi nazionali la rendono un'utopia difficilmente realizzabile.

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I leader europei sembrano quasi tutti d'accordo, sull'esigenza di riattivare il processo di unificazione politica.
Nell'ultima settimana, in particolare Monti e Merkel si sono sbizzarriti nel lanciare moniti e appelli (a se stessi), affinché si lavori per un'Europa federale. Tuttavia, non appena si tenta di concretizzare questo principio, parlando ad esempio di condivisione, almeno parziale dei debiti sovrani, la Germania fa sapere di non avere alcuna intenzione di pagare le colpe dell'irresponsabilità di altri Paesi.

L'Europa federale, vecchio sogno di uomini come Monet, Adenauer e Cattaneo, torna (finalmente) nel dibattito politico internazionale. 
La situazione europea è nota e per certi versi molto semplice. C'è una moneta unica, l'Euro, adottata da molti Paesi, ma non da tutti. La moneta è tradizionalmente uno dei pilastri fondanti degli Stati nazionale e la politica monetaria è uno strumento utilizzato continuamente nella storia per favorire le esportazioni e alleggerire il peso del debito pubblico. L'Eurozona non ha una vera e propria politica monetaria. L'Euro è una moneta senza governance politica, mentre gli Stati che l'hanno adottata sono Stati senza una propria politica monetaria.

Una simile anomalia è destinata a creare situazioni disastrose come quella che stiamo vivendo. L'Euro ha senso solo se inquadrato in un processo di unificazione politica. L'unione economica, senza quella politica, ha portato al far west dei mercati finanziari, rendendo facili e profittevoli le peggiori manovre speculative.

L'unione politica europea sarà possibile solo se gli europei avranno il coraggio e il buon senso di voltare pagina e dimenticare il passato, accettando di affrontare assieme, in uno spirito di solidarietà, i debiti accumulati dai Paesi meno virtuosi. La Germania, che negli ultimi anni, dall'inizio dell'era Merkel, ha palesato comportamenti piuttosto arroganti, farebbe bene a ricordarsi che poco più di 60 anni fa, dopo i crimini commessi dal regime nazista, il resto d'Europa le concesse di ricostruire la sua economia, rinunciando a centinaia di miliardi di dollari di risarcimenti per crimini di guerra. La storia europea è piena di debiti condonati, errori, ingiustizie sui quali, in nome di un futuro migliore, si è deciso di mettere una pietra sopra.
Farlo anche adesso è l'unica possibilità dell'Europa di uscire dal pantano che la sta inghiottendo.

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